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Donnavventura – le selezioni

Il 31 marzo mi sono presentata, con largo anticipo, alle selezioni che si tenevano a La Thuille, in Val d’Aosta, sotto il famoso “tendone” giallo Ricola.

Prima di giungervi mi ero “sparata” il piccolo San Bernardo in auto, mappando il terreno in attesa di arrivarci in moto e, superando il piccolo paesino anche a causa di indicazioni sbagliate, sono arrivata fin su su su godendomi un panorama paradisiaco (a cominciare proprio dal candore che mi avvolgeva) e scorgendo, finalmente, il gonfiabile.

Son ridiscesa pian piano pentendomi di non aver piazzato una actioncam sulla macchina e ho trovato parcheggio nonostante il flusso esagerato di persone. Pensare che spesso guido un RAM, mi chiedo dove l’avrei piazzato. Parcheggio creativo, necessariamente!

La mia Mokka andava benissimo e dopo mille manovre mi è stato dato piazzarla nel suo legittimo rettangolo blu.

Emozionata mi sono avviata verso il piazzale antistante l’hotel Planibel e ho chiesto informazioni. Erano in ritardo e la fame incipiente (il mio appuntamento era previsto per l’1:30. “Mio”, poi… la mia batteria di aspiranti, diciamo!) perciò ho deciso di rifocillarmi. I punti di ristoro sembravano strapieni e io ero già rassegnata alle mie barrette pesoforma che uso spesso quando non riesco diversamente, finché non adocchio una sorta di rosticceria apparentemente truce e becera.

Le lasagne mi avrebbero appagata, ma sono già ingrassata e poi rischiavo che fossero troppo unte e ho optato per polpette e patate al forno. Sebbene diffidi del macinato cucinato in giro, che avventura scorrerebbe nelle mie vene se arretrassi davanti a del cibo di dubbia provenienza?

Entrambe molto buone, però, devo ammettere!

Così all’ora X mi presento sul luogo preposto, ove Maurizio Rossi, seduto tipo capo indiano sul fuoristrada, ci ha dato alcune indicazioni rammentando che telefonini, fidanzati, cani e rapporti di qualsivoglia natura devono essere accantonati per tre mesi se si vuole partecipare.

Certo, non con questo tono grave e dittatoriale (anzi! Affabilissimo e socievole!), però serio abbastanza da trasmettere l’altrttanta Serietà di quelle che sono le regole del “gioco”.

Condicio sine qua non deve essere lo spirito di adattamento. Social, sì, ma con grande capacità di starsene un po’ fuori di casa senza appendici né troppi rimorsi.

Beh, io è una vita che vivo così. Non so più se definirmi vagabonda, oriunda, cittadina del mondo o cosa!

Orbene: si ritorna in fila e si compila un modulo, ritirando il proprio numero: se la paura fa 90, Donnavventura fa 238. Io preferisco i numeri dispari, ma chissà che questo non mi porti bene ugualmente!

L’attesa è lunga, quindi io chiacchiero un po’ con le altre, rifletto, medito e siccome “schifo” è una parola che mi appartiene relativamente, ho piazzato per terra la mia busta della  Volcom (rea di acquisti appena fatti) in cui ho avvolto una mega sciarpa e mi ci sono accomodata, osservando ciò che mi circondava, continuando a fare quello che stavo facendo e… riesumando la mia Settimana Enigmistica (ne sarei quasi dipendente!).

Il tempo in realtà è scivolato velocemente sulla V cornice concentrica di pag. 34, perciò ho lasciato le parole crociate, mi sono alzata e ho ritrovato una veterana, simpaticissima, che gioca con il mio cognome.

”Bertelli”…

“Come i cerotti!”…

Ebbene sì: i miei coetanei forse non ricorderanno, ma lei ha aggiunto di essere una farmacista, il che spiega tutto e ha allentato la tensione.

E poi, finalmente, il provino!

Provino al quale sono andata volutamente struccata (ho cercato di rimuovere quasi tutto il mio rossetto poco prima) peché durante un viaggio direi che tutto questo tempo per imbellettarsi non ci sia e poi perché loro vedranno donne molto più di me: se una è foto/telegenica se ne accorgeranno (forse a maggior ragione) se è acqua e sapone.

In fondo valuteranno il nostro volto per quello che è, non per come abbiamo seguito bene i tutorial di Clio Make-up!

Dopodiché un’altra ragazza, anch’essa sempre sorridente, mi ha fatto un po’ di domande e devo ammettere che per essere una PR e anche abituata a parlare (un filino pure in TV), mi sono emozionata e ho perso la mia verve.

“Tremo” all’idea di aver fatto brutta figura o di esser parsa impacciata, però ormai non posso farci altro, se non sperare 🙂

La calma è la virtù dei… calmi. Dicono.

Mal che vada ho fatto un viaggio. Non che avessi paura a tornare a casa a qualsiasi ora, da sola, in auto o di dormirci in qualche autogrill, ma ero lì so far away… perché sprecare il weekend? 😀

Donnavventura – la mia candidatura


La Thuille (AO), 31.03.2018

A settembre avevo inoltrato la mia candidatura sul sito di Donnavventura, certa che non ne avrei mai cavato niente.

Ero in una fase di ristagno, avevo bisogno di prendere decisioni che mi scuotessero e quel programma lo guardavo sin da quando ero ragazzina.

Oltre Overland, era uno dei miei preferiti anche perché io non solo amo viaggiare, scrivere e raccontare (del)le mie esperienze, ma mi piaceva l’idea della donna avventurosa.

Come per la moto, fino a un po’ di tempo fa c’era ancora questo retaggio per cui la “Femmina” dovesse stare in casa a far da mangiare mentre io, nata e cresciuta in una famiglia liberale, di ampie vedute, non ho mai potuto sopportare l’idea che certe attività mi venissero precluse solo per il mio genere.

E quindi, perché no?! Non senza, tra l’altro, aver specificato che guido auto, moto, quad, fuoristrada e che parlo 3 lingue e che mi occupo di comunicazione. Se cercano una che perlustri il globo e ne parli, beh: eccola! 😀

Poi, però, l’ho messa via, come si suol dire, convinta appunto che sarebbe stato un sogno e nulla più.

Selezionata per i primi casting

Due settimane fa, invece, ho ricevuto una mail ufficiale dall’organizzazione che mi invitava a prenotare giorno e ora per il provino che si sarebbe tenuto in Val d’Aosta proprio durante il weekend di Pasqua.

Eravamo davvero prossimi alla festa del primo (aprile, tra l’altro) e ammetto di aver vacillato perché temevo fosse una “bufala”. Ma via via che procedevo con l’iter le comunicazioni crescevano e tutte, ma tutte, riportavano al sito Donnavventura perciò, dentro di me, mi son convinta che fosse vero e che, al massimo, avrei fatto un viaggio. L’ennesimo! ;P

Il mio cruccio riguardava il mezzo di trasporto, perché la mia auto è momentaneamente scassata e la moto… La moto io la porterei anche sulla Luna (a proposito, NASA! Ci sta una 999 in uno Shuttle?), ma le previsioni davano anche neve e N gradi sotto lo 0.

Non che temessi il freddo, però non ho ancora l’equipaggiamento adatto e, se mai fossi scivolata e mi fossi infortunata, avrei rischiato di saltare la mia prova, compromettendo una bella occasione.

La ragione ha prevalso sul cuore (e vi dico solo che, a parte la bomba d’acqua durata anche poco, nei pressi di Aosta, dal giorno seguente al ritorno ho incontrato del tempo da fa – vo – la) e mi sono goduta una confortevolissima Opel Mokka che ho noleggiato qui a Rimini.

E, bella bella, mi sono avviata verso Pré Saint Didier, dove avrei soggiornato quella sera (ignara, invece, di come avrei trascorso le giornate successive. Dove, soprattutto. I prezzi in zona salivano vertiginosamente, ma ciò che un’auto dà, rispetto alla moto, è proprio quel riparo che se davvero non sai dove finire, ci dormi dentro e sei a cavallo!).

E io, in passato, la zingara l’ho fatta (ne narrerò, perché troppo divertente), sarei stata pronta a replicare.

Com’è andata?

To be continued…