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Amici in moto – Cristina

Recentemente mi son sentita chiedere spesso il perché abbia optato per una certa moto, specialmente alla luce di quelle che sono le mie velleità “viaggianti”. A corredo, oltre la curiosità, ne sono piovute varie critiche. Ho risposto abbondatemente, direi, attraverso delle parole che mi sono uscite “di pancia” e non starò a ripetermi.

Effettivamente, però, la stessa domanda l’ho posta spesso anche io ai miei compagni di avventure – fisici e virtuali -. Qual è il criterio con cui si sceglie la moto, ammesso che ne esista uno?

Credo che ognuno abbia, un po’ come per i vestiti, per la casa o per chissà diavolo cosa, un proprio principio ispiratore. O, talvolta, delle esigenze. La stazza fisica, ad esempio, incide. A volte le possibilità economiche o, spero spesso, è puramente amore a prima vista.

In tanti si sono prestati a darmi la propria versione e allora oggi vorrei cominciare con Cristina!

Senza pensarci troppo, ecco cosa mi ha scritto:

Non c’è, forse, un motivo terreno per descrivere quel momento in cui si sceglie la moto su cui poggiare il fondoschiena.

È un po’ come quando, da bambina, ti innamori per la prima volta: ti batte forte il cuore… vorresti stare solo con lei a giocare, a riderci insieme o parlarci. Ti fa sentire viva!

Ecco. Questo è ciò che ho provato mentre cercavo la mia “bimba” su cui saltare in sella. L’ho vista e me ne sono innamorata, come davvero una bambina. Emozione… tanta. Così, quando ho chiesto di provarla, non appena mihanno risposto di sì ho percepito un senso di libertà indescrivibile.

Non solo: anche, finalmente, di realizzazione personale. 

Eh sì. Perché simoleggiava un po’ una rivincita. Significava “sbattere in faccia” a chiunque mi dicesse che non ce l’avrei mai fatta, in quanto donna, che si stava sbagliando (anzi: che si era sbagliato) poiché invece ce l’avevo fatta.

Il giorno in cui l’ho ritirata dal concessionario, ci sono salita su. Ho infilato il casco, infilato i guanti e ho fatto quel magnifico, magico gesto che è girare la chiave. E ho avuto la mia conferma: era lei!

Il rumore, le vibrazioni, la posizione di guida… mi sembrava che non fosse la prima volta, anzi. Quasi come un déjà-vu percepivo tutto come se fosse già – stata – mia.

L’ho provato all’epoca e lo sento tuttora, quando la tiro fuori che sia per una passeggiata tranquilla, un po’ di curve sui passi o un viaggio.

Libertà. Non tutti conoscono il significato, e non mi riferisco al vocabolario, di questa parola. Io sono certa di riuscire a “sentirla”, con la mia Scrambler (Ducati, N.d.A.).

Perché non ci si può sentire liberi senza una fantastica compagna di viaggio. E io mi sento libera grazie alla mia bimba.

 

Cosa possiamo dire ancora… La passione è passione e non si discute. Mai mettere in dubbio l’amore di una donna per la moto, perché potrebbe sempre sorprendervi… E sconvolgervi!!!

Oltre a lei e me, altri amici hanno voluto raccontarsi! Andrea (I e II) e Flo!

Cena MissBiker Rimini

Qualche giorno fa ho ricevuto una richiesta di amicizia da una ragazza dal nome improbabile e da un bel viso: Catilina.

Devo dire che non ne è seguito alcun contatto finché, un giorno, non mi manda un messaggio su Messenger invitandomi alla cena di stasera (26 marzo), creata ad hoc per sole motocicliste donne della zona.

E che potevo non andarci, io? E difatti, chiamata un’amica che, tra l’altro, lo sapeva già, ho confermato in pochi minuti!

L’appuntamento era alle 8:30 PM (eh, io a utilizzare il formato 24 h proprio non ci riesco!) al Birrodromo di Riccione, posto carino dove non si mangia affatto male! Diciamo il luogo adatto per una comitiva di forsennate, come ci saremmo rivelate poi. Diciamo pure che 8:30 o 20:30 era un eufemismo: il ritardo delle donne mi sa che non sia proprio una leggenda.

Quando io e Chiara – la mia amica – siamo entrate e ci siamo accomodate, siamo state accolte dalle prime tre: Angela, Sofia e Catilina, appunto. Ammetto che per essere un appuntamento al buio l’imbarazzo c’era tutto, ma pian piano abbiamo rotto il ghiaccio: la moto è una passione che aggrega ed è bastato chiedersi che modello si avesse, per sciogliersi!

Così, via via, man mano che arrivava una nuova motociclista il disagio calava e l’ilarità saliva.

Ad aiutare l’ironia generale il povero cameriere che credo si sia sotterrato dopo quella sera…

Mi era stato detto che alla ragazza che aveva prenotato era stato risposto in modo sarcastico (le parole “donna” e “motociclista” nella stessa frase per alcuni sono ancora un’eresia), pertanto io ho preso il primo malcapitato facendogli notare che era un gesto da perfetti stronzi, sessisti e retrogradi! (Che è vero, poi). La coalizione tra di noi è diventata evidente e non gli abbiamo più lasciato tregua. Pover’uomo…

A partire dal cambio di tavolo, perché il nostro era un enorme fratino che impediva di chiacchierare senza sentire l’eco dalla distanza tra una e l’altra, quindi ne abbiamo scelto un altro molto più consono a un appuntamento al buio, che richiedeva la massima espansione. Una tavola rotonda.

Io, tanto per cambiare, ho spinto perché ci portassero da mangiare (della birra posso farne a meno. Del cibo pure, ma stavo morendo di fame a quell’ora) e abbiamo ordinato qualche porzione di patatine fritte per poi, dopo taaaaanto tempo, riuscire anche a chiedere del cibo vero (giuro che avrei acceso un cero al santo del giorno).

Le risate si sono sprecate e le foto pure, come le minacce di cambiare locale la prossima volta (per me loro lì, ne sarebbero soltanto felici) ad ogni “pretesa” che ci venisse in mente – no… non crediate che siamo state così eccessive! Però abbiamo animato un tantino il pub, suvvia -.

Ed è stato anche piacevole ritrovarsi, senza nemmeno volerlo, nella “curva Ducati“, dato che tra tre Scrambler, un Multistrada e la mia 999 ci siamo piazzate in fila decisamente per caso. Eh. Il feeling è a pelle, no? Anche se ad essere di pelle è la tuta che indossiamo 😉

Bella gente, belle ciarle, belle risate. Quindi grazie a Chiara, Cristina, Sabrina, Valentina, Elisa, Catilina, Sofia, Marzia, Angela e Natscha.

Chissà che non ne troviamo altre!

Ad Majora, Donne.