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Virgen de la Nieves

(La partenza da Granada è necessaria, e ne ho parlato già qui).

A meno di soste estemporanee, volendo risalire la vetta con alacrità, si può puntare verso Pradollano – frazione di Monachil.

Pradollano

Tanto per aiutare il navigatore nelle sue funzioni, almeno. E, proprio verso questo, la strada si ingrandisce. Sicuramente più nuova, a volte a due carreggiate e tre corsie, addirittura.

“Roba da piegone da ginocchio a terra” insomma!

Pradollano non è nulla di che, anzi… Non aspettatevi una cosina dipo Ponte di Legno o Folgarida, ecco! Più che bella è comoda, permettendo di villeggiare nel centro del parco nazionale della Sierra, potendo anche beneficiare dei vari corsi di attività invernali, escursioni e quant’altro a disposizione dei turisti.

La zona è prettamente sciistica: durante il mio raid estivo la neve mancava così come la marmaglia di turisti, rendendo la località desertica – e permettendomi di tagliare una fetta di strada percorrendo una zona del paese che, sinceramente, non ho ben capito se si potesse prendere in quel verso! Tant’è che a dicembre,  viceversa, quella via mi è stata totalmente interdetta.

Tuttavia la Spagna mi pare abbastanza diligente nell’indicare i percorsi, perciò con bretelle più o meno lunghe, superare la frazioncina per raggiungere il Veleta è davvero agevole, potendolo evitare senza problemi – e molto felicemente, oserei dire. Provate voi a entrare con un mezzo in un centro commerciale di domenica, a ridosso di Natale. Ecco!

Lungo la via non solo indicazioni, ma un altro virtuosismo iberico è la smisurata quantità di punti panoramici! A volte mi capita di non sapere più se godermi la strada, le curve o la vista, fermandomi di tanto in tanto.

L’ultima volta, grazie al clima invernale, sono riuscita a posteggiare e a dilettarmi in scivoloni e palle di neve, su pendii davvero poco scoscesi e molto ampi, tanto per non ritrovarmi a farlo nella calca della vetta.

Calca che, in realtà, era irrisoria.

Nonostante a settembre, quando anche per una sola foto ho dovuto elemosinare la carità cristiana di un turista greco, fosse semidesertico, a dicembre tuttavia non c’era un boom tale da rendere fastidiosa la permanenza.

Certo: bisogna mettere in conto di essere comunque in una località turistica, però probabilmente son solo stata fortunata. O, in realtà, gli spazi sono talmente ampi da non aver realizzato quante auto si sarebbero incolonnate poi, al rientro!

PS. Se incrociate automobili variopinte, tendenzialmente nere e bianche, con geometrie definite e a volte surreali, sono test. Nessun ente governativo o setta strana, solo prototipi testati sulla via!

O mia bella Madunina…

La sommità? Beh… giungendovi, sulla destra, c’è un piazzale sconnesso con alcune casette in legno dal tetto spiovente: qualche bar (se cercate caffè, scordatevelo!), negozio di souvenir… nulla di entusiasmante. Ancor meno quelli dall’altro lato della strada. Strada interrotta da una sbarra che delimita l’area carrabile e rende accessibile l’ultima parte del tragitto ai soli pedoni.

Si tratta di una piacevole passeggiata, comoda su una strada ben asfaltata e non in eccessiva pendenza. Giungervi non è faticoso, nemmeno in abbigliamento tecnico. Pertanto non fatene una questione religiosa quanto “turistica”: merita davvero.

La Virgen de la Nieves altro non è che un “monumento”: un altare sito ai piedi di una sorta di arco ogivale fatto in pietra, sul quale è stata collocata una Madonnina. Il tutto, come appena descritto, si erge su altezze impressionanti che permettono anche di godere di panorami a perdita d’occhio, decisamente fuori dal comune e spettacolari.

Come mancare una tappa caratteristica del luogo? Fatto 30…

Fatto 30 s’era fatto pure tardi e io dovevo raggiungere Antequera. La città dei Dolmen, dove avrei patito non poco per le viuzze strette, storte e dalla pavimentazione improponibile. Quattro ore di viaggio verso ovest, per poi raggiungere Ronda, Gibilterra e proseguire per il resto del periplo.

Stay tuned!