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Amici in moto – Andrea

Dopo la mia personale testimonianza, quelle di Cristina e di Flo ecco il primo mammifero maschio ad avermi dato la sua opinione!

Ho conosciuto Andrea perché uno dei cofondatori di uno dei raduni più spettacolari del globo: il Ruotesfonde! Attualmente, purtroppo, in sonno io prego ancora le divinità delle due ruote affinché riescano a ripetersi, nuovamente!

Va beh. Nel frattempo continuo a rompergli le scatole e, da ultimo, proprio ieri… Forse non aveva nulla da fare. Forse, veramente mi vuol bene e tempo zero eccolo qua!

La moto si sceglie con il cuore e non con la testa… io aggiungerei anche con il portafogli.

Quante volte abbiamo sentito questa frase, forse perché è il miglior consiglio che bisognerebbe dare ad un amico che ha intenzione di comprare la moto. Bada bene, ho detto la moto, non una moto, perché appena la porti a casa si instaura un rapporto speciale che la rende unica in mezzo alle altre.

Tralasciando le ginocchia sbucciate per impennare sul portapacchi del “Benellino 50cc” e le notti passate a “smanettare” un Ciao supersonico, la prima moto è stata una Honda NSR 125 SP acquistata a 16 anni spaccati. Non era la più veloce tra le 125 dell’epoca ma era tra le più fighe.

L’Honda stravinceva nel mondiale con Capirossi e Doohan e la mia era la replica di quella che dominava il campionato Sport Production. Era perfetta, affidabile, me la vendettero con lo scarico Arrow e centralina dedicata.

In realtà era un vanto nei discorsi al bar ma nella pratica non superavo comunque i fatidici 30 cavalli. Siamo stati insieme diversi anni e, a parte una innocua scivolata, abbiamo consumato solo gomme e pasta lucidante. Ci siamo separati percheé con il trasferimento per motivi di lavoro non avevo più tempo per usarla e darle tutte le cure necessarie.

Il secondo amore

Dopo una pausa di circa tre anni è arrivata lei, la Shadow. Mi si è aperto un mondo: quello del custom. Negli otto anni che abbiamo vissuto insieme le ho cambiato tutto! Avevo realizzato l’idea di moto che avevo in testa: ruote larghe, cromature luccicanti, scarichi rumorosi ed un assetto da drag-bike più votato ai passi appenninici che ai lungomare affollati.

È stata la moto che ha lasciato il segno… abbiamo vissuto insieme gli anni più spensierati della mia gioventù, quelli in cui non hai una meta ma l’importante è partire. Ricordo ancora i diversi colloqui preliminari con il ragazzo a cui la vendetti, gli occhi lucidi ed i crampi allo stomaco quando la portò via dal mio garage.

E via di “scarenate”…

In quel periodo mi tornarono dei pruriti stradaioli e volevo riavvicinarmi alle moto “stese”. Presi il Monster ma commisi l’errore di prendere il 620, una bellissima moto con molta personalità ma nel mio caso, anche se molto godibile e divertente da guidare, mancava di quella potenza per cui avevo deciso di cambiare genere.

Una scelta sbagliata da parte mia sin dall’inizio, però avevo tenuto in considerazione il fatto che se non mi fossi trovato a mio agio l’avrei potuta rivendere facilmente.

… e il ritorno alle Custom!

Così è stato, l’ho comprata a settembre e rivenduta a maggio dell’anno seguente! Sono ritornato al custom, entrando in un mondo che a mio avviso è uno dei più affascinanti di sempre, il mondo Triumph.

Speedmaster 790 giallo/ nero del 2003 “la giallona”, bicilindrico parallelo da 790cc con due carburatori, il fascino delle vecchie Bonneville con un assetto da cruiser, fasatura a 270^ per rendere il sound unico ed inconfondibile.

Appena acquistata, mi sono sbarazzato di tutti gli accessori inutili e ho cominciato a darle una impronta cafe-racer. Posso dire che avevo trovato la moto perfetta per il mio utilizzo: un motore corposo e sempre pronto, sia per delle “sparate” sull’Appennino che per lasciare qualche striscia di gomma sul lungomare o a qualche raduno.

Con il tempo la famiglia è cresciuta e le occasioni per girare in moto sono calate. Un inverno ho deciso di mettermi a giocare in garage e ne ho fatto una cafe-racer a tutti gli effetti con tanto di semi manubri, serbatoio del Thruxton e sellino a salsicciotti. Una meraviglia a detta di molti, una show Bike a mio avviso. Purtroppo era diventata una moto bella da vedere ma molto scomoda da guidare.
Così ho fatto un annuncio di vendita e l’insistenza di un ragazzo che se ne era innamorato mi ha spinto a cederla.

 

Fine prima parte!

La seconda… eccola!