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Gita in mountainbike: la caduta dalla bici e le piante di ortica

Da bambina avevo un incubo ricorrente: ovverosia una rovinosa caduta tra le ortiche quando, provando a sedermi su una panchina in pietra accanto ad altri bimbetti, qualcosa andò storto e scivolai nella pianta. Ero in giro con gli Scout e il ricordo di quanto male facesse mi rimbalza ancora nel cervello come se fosse ieri!

Poi, crescendo, ho scoperto che di male ce ne si può fare di ben peggio, ma evidentemente le ortiche non mi bastava più sognarle o mangiarle (perché sì!!!! Le ortiche da degustare sono fotoniche!) e, dentro di me, avevo bisogno di un “revival”.

Beh. Io, il giovedì, vado in bici. Ogni santo giovedì mattina, dalle 9.00 – 9.30 per le due orette seguenti, con un istruttore che ha l’ingrato compito, assieme ad un altro e al fisioterapista, di rimettermi in sesto data la miriade di infortuni che, a “soli” 35 anni, mi fanno lamentare peggio di una vecchina di 80.

Quella mattina, calda e assolata mattina di giugno, percorrevo il mio solito tragitto prendendo per una viuzza sterrata, ma non di difficoltà estreme, anzi! Il mio compagno mi precede e schiva abilmente l’avvallamento fangoso che ci si para davanti io, che la testa ce l’ho sempre legata al collo per un filo… no.

In realtà l’avevo visto, e pure bene! Avevo infatti deciso di restare esterna e pedalare sul ciglio della strada la quale, per svariate centinaia di metri, costeggia un canale.

Ma evidentemente, in quelle settimane, ero a corto di aneddoti buffi da raccontare… E temo di aver abbondantemente rimediato.

Ma la fortuna arride agli audaci! Quindi, bella come il sole e spavalda fino al midollo, ho sfidato il fango! Tengo la destra. Parte l’anteriore della bici ma lesta poggio la gamba destra a terra convinta di fare perno e invece… noooooooooooooooooo! Invece l’erba alta aveva mascherato l’effettivo burrone e quel fossetto che io credevo iniziasse pochi cm più in là era, invece, un fossone alto tre metri, irrigato e pieno, ma pieno, ma strapieno di maledette ortiche nelle quali sono volata inconsapevole del mio destino.

Ortiche che, ovviamente, ho dovuto “sfidare” risalendo verso la strada perché, a meno di teletrasportarmi, il  modo per ritornare su era aggrapparmi alle sterpaglie, farmi forza e scalare la parete. In maglietta e pantaloncini.

Credo che nemmeno la varicella mi avesse lasciato tanti segni tutti insieme! Oltretutto, non solo mi grattavo come un cane pulcioso: sembravo davvero un cane: pulcioso, bagnato, infangato e puzzolente… pareva anche mi fossi compromessa una gamba. Il tutto, ovviamente, a ridosso della partenza per un viaggio di 17 giorni, in moto.

E, dicono, le moto si guidano con le gambe…  Se ci sono riuscita? Boh! PS. Dicono anche che le ortiche facciano benissimo!