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La S Romagnola

Sabato sera ho deciso di andare a mangiare fuori.

Nonostante il raffreddore, ero in giro e certa che non mi sarei mossa da casa tutta la domenica – l’intenzione era infatti di “pigrottare” come se non ci fosse un domani, ho sfruttato la “scia” dell’entusiasmo!

Il mio compagno voleva portarmi in un ristorante di pesce molto buono, per farmelo provare. Però l’unico posto libero era per le 9/9:30 di sera (‘sta cosa che i locali fanno i doppi turni per stipare più gente, a me porta un poco via la pazienza. Se arrivi presto, rischi di ingozzarti ma forse in quel caso si può contare sulla velocità del servizio! Se arrivi dalle nove in poi, mangi tardissimo e se prosegui la serata va pure bene, altrimenti vai a letto con il cinghialino Brioschi dritto sullo stomaco, che ti aspetta già sotto le coperte).

Fortuna ha voluto che al mio ragazzo sia venuto in mente un altro posto che aveva disponibilità sul presto e, mi dispiace per il primo, abbiamo prenotato senza esitare.

Ti piace il bollito?

Sì, ragazzi. Sì! Decisamente oserei dire, quindi la scelta è stata fatta proprio col lumino.

Poco prima di arrivare, dato che eravamo anche fin troppo in anticipo, abbiamo fatto due passi, ma due, per il Borgo di San Giuliano a Rimini. Non credo che si possa definire Rimini una città stupenda, nonostante ciò conserva delle chicche che vanno viste, godute e ricordate!

Tra queste, appunto, “Sangiu”.

Camminando camminando si rischiava di tardare e allora ho rimandato la visita ad altra volta, pronta a strafogare il possibile!

Il locale

Il locale è bello!!!

Si entra in una veranda coperta e riscaldata, dalle dimensioni giuste per non percepire il sovraffolamento. Temendo il freddo per il mio raffreddore, ho declinato preferendo star dentro pentendomi, perché il clima era perfetto e a me piace molto guardare fuori.

Dalla veranda si accede al ristorante vero e proprio: ci si trova il bancone davanti, che sbarra l’accesso ai locali privati. Quindi ci circumnaviga in pratica questa zona ritrovandosi nella prima sala. Il mio tavolo era stato predisposto ai piani superiori, pertanto siamo stati accompagnati dal personale fin su. Tutti gentilissimi e molto sorridenti (beati loro!).

La stanza in cui ho cenato è più ridotta rispetto alle precedenti e a me sta bene: si crea un clima conviviale anche con gli altri commensali, restando tuttavia intimo anche con i propri compagni di cena.

In verità, la prima cosa che mi ha colpita è l’arredamento. Io voglio conoscere l’architetto che ha messo su quel locale! Un posto caldo, accogliente e moderno! Se ne capissi di interiore design, ve lo descriverei. Siccome non ne sono capace mi limito a dire che ha delle pareti con mattonelle a vista, altre con una colata di pittura come se dai vertici venisse giù dell’acqua o della vernice… Forse oserei dire come fosse una vecchia fabbrica dell’800? Beh, io vi linko il sito e ve lo guardate da soli!

Us megna!

Si mangia!

Se Rumegna deve essere, parliamo romagnolo!

Effettivamente questo ristorante ha improntato la sua cucina sulla tradizione e io ho approfittato dell’occasione per sperimentare proprio i piatti forti.

Saltando gli antipasti mi sono concessa un primo a metà con il mio commensale. Ero indecisa tra i cappelletti e i passatelli, entrambi in brodo – potrei ammazzare per un buon brodo! – e ho infine scelto i secondi perché più leggeri, specialmente in vista del secondo.

Che poi, meno male che erano per uno da dividere, perché la zuppiera in cui ci sono stati serviti conteneva una porzione sicuramente abbondante!

Il secondo, come detto, sapevo già cosa sarebbe stato: un bel carrello di bolliti tra cui scegliere vari pezzi. Cappone, magro, cappello del prete, lingua, coda e una o due altre cose che non ricordo.

Messi a raggiera, seviti con del purè appena fatto, nel mezzo e accompagnate da tre tipi di salse diverse, portate in altrettanti vasetti.

Mettiamola così: per spegnere una chiacchierona non ci vuol poco!

Quindi ho mangiato la mia porzione con gusto e la ripromessa di tornarci ancora, spesso.

Anche il vino era buono! Un rosso corposo che ben si prestava ad accompagnare la ciccia.

Se sgarro doveva essere, non ho resistito al dolce: non amo molto le rivisitazioni dei dessert, nonostante tutti mi sembrassero ottimi. Quindi sono andata sul sicuro: crema di mascarpone accompagnata da pâtisserie; non essendosi sprecati nemmeno con questo, ci siamo fatti fare una confezione da asporto per la colazione, tanto erano gustosi sia i biscotti, che le meringhe e la crostata!

Ora, io cosa posso dirvi di più?

Spero di incontrarvi lì, perché è appena diventato uno dei miei posti preferiti!