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Amici in moto – Flo

Flo è la terza ad avermi regalato due parole sul perché abbia scelto la sua moto.

(I primi li potete trovare qui: me, Cristina, Andrea)

Ho iniziato da poco a raccogliere testimonianze perché mi incuriosisce sapere cosa muova i miei compagni nei loro acquisti e così, alla fine, eccomi qua!

Ho deciso di comprare la moto e di imparare a guidarla in un giorno, a 31 anni suonati.

Avevo 1000 € a disposizione, pertanto ho preso la prima disponibile… così, è entrata nella mia vita la Rossa: Mary Red. La mia Bandita del ’96, 599cc di ignoranza e gomme dure e lisce come il marmo che non ho potuto neanche cambiare.

Ecco come è cominciato tutto: con il mio migliore amico che l’ha guidata fino ad un parcheggio; poi mi ha spiegato cosa dovessi fare (non sapevo neanche che ci fosse un freno posteriore!) e sono partita.

Me la sono sentita mia? Mai! Ma ho imparato, eccome.

Da lì ho provato da monocilindrici a pochi ronzini a tre cilindri con un intero branco sotto, forse quest’ultima è stata la mia preferita in termini di ciclistica e motore, ma mai mi ha soddisfatto in pieno.

 

La diagnosi: niente più moto

Non ho fatto in tempo a godermi gli anni spensierati che due anni fa, purtroppo, ho ricevuto una notizia che mi ha raggelata. Non avrei potuto più guidare. Le vibrazioni sarebbero state nocive, troppo. Altrettanto dannosi sarebbero stati i movimenti delle mani per raggiungere e per utilizzare le leve. Idem dicasi per il peso della moto… Quindi, per non farmi mancare nulla, ho ereditato da mio padre (vivo, è vivo!) “Paco”! Una Aprilia Caponord ETV, tanto per rispecchiare le indicazioni che mi avevano dato.

 

Paco

Come Pachiderma. Non ero ancora una grande esperta e le condizioni delle mie mani non aiutavano, veramente. La “tigna” però ti fa fare cose assurde. Ti fa andare avanti, portando a superare i tuoi limiti senza nemmeno accorgertene per poi voltarti e realizzare di aver superato ostacoli inimmaginabili.

Ho condotto un mezzo di dimensioni spropositate su strade impensabili, condividendoci per due anni tanti km, anche in solitaria. Addirittura un giorno, on my way to Greece, son volata in terra sulla superstrada scivolando per diversi metri.

Ricordo ancora le mulattiere che ho incontrato in seguito, sbarcata sull’isola, che ho dovuto salire e scendere nonostante un po’ di timore dovuto all’incidente.

 

La mia prima Honda

Dopo questa esperienza ho venduto l’Aprilia, sicura di aver trovato la mia moto. “Tonno” – una Honda Vigor, per l’esattezza! Ne ero tanto innamorata che mio marito, come regalo di nozze, è riuscito a comprarmene una a sorpresa!

Eppure, per la seconda volta, non ho fatto in tempo a pensarlo che… che i dolori si sono intensificati. Forti, sempre più forti mi sembrava mi impedissero di muovermi. Non so se patissi più nelle mani o nell’animo, tanto da pensare – addiritura – di dover abbandonare la mia passione. Definitivamente.

 

Honda NC750X e il cambio DTC

Mentre mi crogiolavo nei miei pensieri, qualcuno mi ha messo una pulce nell’orecchio. Mi si consigliava di provare il cambio DTC della Honda, trovando in me disappunto e disgusto. In realtà ero totalmente ignara di cosa fosse, tuttavia continuavo a rispondere

piuttosto mi faccio il Booster 100.

Testona sì, fino a un certo punto. Così mi sono incuriosita e ho iniziato a leggere e a documentarmi. Insomma, ho studiato così tanto che alla fine mi sono (auto)convinta. E l’ho provata.

 

Il test drive

Il mio approccio non era, sinceramente, molto propositivo!
Ero attanagliata da tanti dubbi stupidi tipo: “ma cercherò la leva della frizione?”, “mi confonderò e farò qualche cavolata?”, “cadrò in rotonda non potendo scalare?”.

Eppure, niente! Non è successo niente di tutto ciò!

La NC750X del 2016 che ho provato è intuitiva, ti anticipa in tutto: quando realizzi di dover scalare hai già sentito un “clac”, che lei l’ha fatto da sola e ti basta accennare l’impostazione corretta per l’ingresso in curva che lei, da brava, fa tutto da sola.

Me ne sono innamorata subito. Al primo minuto di guida, al primo tornante e avrei continuato a guidare per ore, riassaporando quel gusto che avevo ormai perso… Scesa, avevo i lucciconi.

Vibrazioni assenti; la posizione dei gomiti è rilassata: sono distesi quanto basta perché i nervi non mi si acciaccino, ma nemmeno troppo da stancare le spalle e conseguente perdita di sensibilità – che spesso era una sensazione – che invece si riproponeva puntualmente con tutte le altre moto.

Solo chi ha una grande passione può comprendere come, poter ritornare a viverla, possa ridonare il sorriso… E io addesso ne ho uno a “millemila” denti!

La vita è davvero bizzarra. Ti porta a provare qualcosa per necessità e poi realizzi che quel qualcosa, da te tanto osteggiato, non solo si rivela la scelta migliore ma anche una scelta felice!

E ora? Ora non mi resta che riuscire a comprarmela…!

La mia prima moto

La mia prima moto è stata (è, in realtà, perché ce l’ho ancora) un Monster 600 a carburatori, del 1996.

Non sono certa che sia stata una scelta dettata dall’amore, ma amore comunque è diventato dopo.

In realtà, il mio primo mezzo a due ruote motorizzato è stato un cinquantino: un Aprilia SR “valerossi”! Mia madre era sbiancata alla mia richiesta di comprarmi la versione carenata, l’RS 125 Chesterfield replica (ma anche una RS 50, toh!!!) e così, meglio di nulla, mi sono “accontentata” della versione minore.

Direi che avere lo scooter fosse già una fortuna, comunque. Anche se, quella fifona di mia mamma, me l’aveva preso perché non salissi dietro altri, ma alla fine mi concedeva ben poco movimento per godermelo davvero!!!

Credo di averlo sfruttato meglio e con più gusto all’univerità dato che, nonostante ormai fosse abbondantemente acciaccato, almeno a Bologna madre non aveva minimamente contezza dei miei spostamenti.

Morto definitivamente, son passata direttamente all’auto che a mia madre dava un senso di tranquillità maggiore e l’ipotesi moto, almeno per un po’, non si è più affacciata.

Finché, nonostante tutto, in me non è tornata una certa voglia… come un prurito. O come un rutto, che esplode senza chiedere permesso!

Mia mamma non si spiegava come mai, data questa passione, non amassi andare in giro con mio babbo – biker di lungo corso – e io faticavo a spiegarle ciò che ho compreso poi con il tempo. E cioè che a me, fare la “zavorra“, non mi garba proprio per niente.

Ad una certa età ho lasciato Bologna – scampando una convivenza che “oh mio dio” – e sono approdata a Rimini. Le spese si sono ridotte e, qualche anno dopo, ho trovato un ragazzo. Motociclista!!! Imparare sulla sua sarebbe stato un suicidio, ma nel frattempo un amico comune ho scoperto che vendeva la propria: il famoso mostriciattolo di cui sopra. L’aveva lasciato non so dove, in conto vendita, da una vita così, pur di liberarsene, me l’ha ceduto al prezzo del passaggiodi prorpietà. E con una bazza così cosa fai, non la lanci un’OPA?!?!

Non era messo bene, però il mio (ex) ragazzo è un meccanico – ad oggi Ducati, quindi direi di aver avuto delle buone mani a lavorarci su! -.

In realtà non un – almeno minimo – restauro alla moto era il problema, bensì il parental control. Però ormai ero grande, i soldini erano i miei e quindi né l’infarto di mia madre né il “niet” di mio padre nulla hanno potuto contro la luccicanza che avevo negli occhi!!!

 

Così, infine, giunse

E alla fine, sebbene sgarrupato, rigato, bozzato, rovinato e forse pure un po’ incidentato, ho portato a casa questo esserino che nemmeno se avessi partorito il re del mondo…

Quanto tempo speso appresso, per riuscire a metterlo un po’ in sesto! Il che era bello, perché univa e rinsaldava, via via, anche il rapporto che c’era tra me e il mio fidanzatino non senza farlo sbellicare dalle risate tutte le volte in cui, i primi tempi, facevo pratica impacciata e goffa.

Ricordo ancora un giorno: una mattina, per l’esattezza. Uscendo dall’officina, la quale è a ridosso di un semaforo su una strada alquanto trafficata, mi ero ritrovata con il rosso in corso. Purtroppo, oltre a questo che di per sé mi agitava perché significava – se non fossi partita per tempo – rallentare le auto dietro a mettercisi contro c’era anche un lieve dosso. Dosso che, oggi, probabilmente non percepirei nemmeno mentre ai miei esordi ogni sassolino sarebbe bastato a condannarmi a paura certa.

Beh, aleggiano ancora voci su me che, quella volta, ho fatto spegnere la moto – o il semaforo, a scelta – millemila volte perché, ad ogni minima sgasata per partire, mi spaventavo e lasciavo l’acceleratore, per paura che troppa potenza mi facesse volare via la moto, rendendola ingovernabile!

Quindi provate a immaginarvelo: me. Moto. Semaforo. Lieve colpo di acceleratore, panico, moto che torna indietro. E si spegne. Rewind!

Moto che, alla luce del tempo, ho capito essere viva per miracolo perciò non si sarebbe mai sognata di disarcionarmi così come temevo! Però io la guardavo ancora con sospetto e con rispetto, quindi basta chiedere, a Novafeltria, della rossa sulla Ducati che non sapeva partire al verde…

Prepensionamento? Chissà!

Purtroppo il Monster necessitava di alcune forti opere di manutenzione che, nonostante la manodopera del mio ragazzo e vari pezzi di ricambio recuperabili facilmente, avrebbero comportato un esborso non indifferente e lì mi si è parata davanti la scelta: se orientarmi su una nuova moto, più nuova o, comunque, messa meglio o se spendere una cifra pressoché equivalente in restauro.

La risposta ce l’avete già…

Ma, sebbene sonnolenta, lei è lì. In garage. Che attende. Ora le mie energie si concentrano sulla Big Red, ma la “piccola” non l’ho dimenticata. Arriverà il suo momento!

E voi?

Qual è stata la vostra prima moto? Ce l’avete ancora? Vi è mai capitato di venderne una per poi pentirvene? Insomma… quali sono le vostre storie?

Per chi volesse raccontarcele e leggerle, può trovarci qui, sulla mia pagina facebook.

Buona strada!