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Fallimento o successo

Fallimento o successo

Errare humanum est. Perseverare autem diabolicum.

Ma fermiamoci un momento. A quell’attimo prima… Sbagliare.

Cosa significa, realmente, sbagliare?

Puoi immaginare l’imbarazzo quando uccisi il tizio sbagliato

– Joe Valachi

A prescindere da come il dizionario definisca questo verbo, l’atto di sbagliare è talmente personale da investire fortemente la psiche umana, talvolta devastandola.

C’è chi associa all’errore (ovvero al suo opposto, la perfezione) una mancanza (conferma) di stima – verso se stessi o verso il soggetto che lo commette – ma se pure i proverbi recitano che “sbagliando si impara”, da dove nasce tale senso di discredito?

La fenice risorge dalle proprie ceneri ed è ciò che capita più o meno a tutti, specialmente quando comprendiamo che il fallimento non è “personale”.

L’idea fallisce. Un progetto fallisce. Ma non la persona.

Questo concetto dilaga in alcuni paesi, però è ancora troppo di nicchia in Italia tant’è che se ne deve parlare sdoganandolo. Rendendolo umano e accessibile all’emotività di tutti.

Il che non si traduce in lassismo e permissivismo sfrenati.

L’errore, se dovuto a incuria, negligenza, imperizia può comportare anche conseguenze gravi ma come da titolo, è umano e se comunque c’è impegno e dedizione, non può ritenersi una “cosa brutta”.

Un buon leader sa come riprendere ma anche come spingere un collaboratore dopo uno sbaglio, senza colpevolizzarlo eccessivamente.

E come affrontarlo, invece, quando riguarda solo la propria persona o un proprio progetto?

Beh: c’è chi ha messo a disposizione la propria testimonianza durante un evento molto interessante che si è tenuto in Rimini, nell’agorà di Rimini Innovation Square.

“Il successo di un fallimento” sembra un ossimoro, ma è il titolo dato al pomeriggio trascorso pochi giorni fa.

Gianluca Metalli

La paternità di questa iniziativa si accredita a Gianluca Metalli: imprenditore riminese, vicepresidente del Gruppo Giovani Confindustria Romagna.

Mi corre l’obbligo di scambiare due chiacchiere con questo ragazzo giovane e così intraprendente, perché…

 

perché i miei successi li ho ottenuto così, facendo sempre tesoro degli errori… continuamente.

Sono imprenditore da 20 anni e son cresciuto a “sbagliando si impara”. Sin dalla mia prima impresa, non ho mai smesso di cercare e di trovare il meglio da ogni insuccesso, costruendo il me stesso di adesso grazie a tanti, tanti mattoncini chiamati “sbagli”. Ho personalmente cercato i relatori, coinvolgendoli, proprio perché credo in primis in questi argomenti, in questi approcci alla vita e al lavoro. Oltretutto, proprio durante la preparazione della “conferenza” – se così si può chiamare – ho conosciuto tanta gente che sta lavorando costruttivamente sul tema.

L’innovazione si fa rompendo le righe, facendo cose nuove e in maniera diversa, mettendosi in gioco e con umiltà, ascoltando tanto e provando sapendo già che non tutto andrà bene. In poche parole: think out of the box.

Dopo le dichiarazioni quasi emozionanti di Gianluca, si è proseguito con due ospiti davvero interessanti: Andrea Visconti e Francesca Corrado. Per sapere chi sono, basta aspettare poco…

 

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