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Il passo dello Spino

Siamo partiti in due e siamo tornati in… tre!

Quando affronti le curve sai due cose: una che devi stare attento a qualsiasi cosa. Ciclisti, sterco, ciglio sporco etc. La seconda è che, se ti trovi davanti un veicolo molto più lento e non hai una gran visuale, te lo trascini per  km e km… Rallentando notevolmente e, a volte, creando la fila dietro.

Ed è per questo che, quando ho sentito qualcuno suonare, mi sono anche infastidita. Insomma: non si passava, cosa voleva facessi. Volare? Altrettanto quando ‘sto tizio mi si è affiancato; al più ho creduto fosse successo qualcosa alla moto.

Alcuni minuti dopo me lo sono ritrovato nuovamente sulla sinistra e mentre mi guardava con un fare misto tra il beota e il divertito, l’ho riconosciuto! Era Fabio, un mio amico che quando ha intravisto una 999 rossa, con su una donna e un GS giallo, con su un uomo ha fatto 2+2+: conoscendone i proprietari, ha capito fossimo noi!

Così si è deciso di fermarsi a bere qualcosa prima e di proseguire insieme (per poi fermarsi nuovamente a bere ancora) poi.

Lui aveva lavorato al mattino, decidendo di uscire solo all’ultimo momento. La cosa divertente era che io avevo scritto, proprio quella mattina, a (quasi) tutti i miei contatti per cercarne almeno uno che mi facesse compagnia. Tranne lui! Lo avevo dimenticato o ignorato bellamente, povero ragazzo mio.

Ma si dice che “ciò che è destinato a te troverà il modo” – o qualcosa del genere, no? –  e il kharma quel sabato aveva stabilito io dovessi star bene e divertirmi. E ci è riuscito.

La ripartenza

Al momento di ripartire, tra una foto e una battuta, ho notato che la moto non partiva. La batteria è nuova, non poteva essere quella. Ne abbiamo ragionato a lungo, ma pensare serviva poco e abbiamo dovuto spingere e spingere… finché la mia roscia non si è decisa. E meno male!

(Per la  cronaca, dovrebbero essere le spazzole del motorino).

Il resto del viaggio si è rivelato piacevole. Abbiamo attraversato vari luoghi della mia vita passata, il che ha suscitato un po’ di rimestamento di stomaco, però la cosa migliore da fare in alcuni casi è proprio la terapia d’urto, e portare nuovi ricordi alle zone che sono legate ad altri. E pensare al futuro!

Una volta tornati sulla Via Marecchiese, presa da un che di tamarro e adrenalinico – complice la conoscenza a menadito della strada – ho intravisto dei caschi. Con sorriso beffardo i sono avvicinata a Fabio, l’ho guardato e credo abbia letto il labiale:

“Li sverniciamo?”

Peccato che raggiungendoli non abbiamo notato essere ragazzini, con al massimo dei 125 cc, carucci carucci e fare loro il pelo sarebbe stato davvero da brutte persone! Mi sono limitata solo ad un pollice in su, con occhiolino, ad uno di loro con una Vespa. Tanta roba, la Vespa e dal sorrisone che quel giovane adolescente mi ha fatto, deduco che se lo ricorderà a vita. 🙂

Casa era vicina, ma andando andando si era deciso di fermarci al Primo Miglio, baretto in città per un aperitivo. Tra noi e Rimini, ancora un semaforo dalla coda solitamente interminabile. Io, che ho il dispetto nel DNA e la moto più piccola e snella (in quanto ad agilità, c’è un annoso dibattito in merito), ho seminato i miei amici svicolando tra le auto, i marciapiedi e le bici – parcheggiate – a mo’ di slalom gigante e distanziandoli con sorriso sardonico

Tentando il bis ad un altro rosso, molto più avanti, ad un certo punto ho sentito un rombo vigoroso e mi sono guardata accanto, perché era davvero difficile che provenisse dalla Clio viola appena superata. Beh. Fabio, che per rendermi la pariglia, aveva scavalcato un marciapiede raggiungendo la “pole” mentre io restavo imbottigliata come una sardina!

Non siamo così discoli, sappiatelo. Anzi. Ma ai semafori rossi non è proprio piacevole respirare tutti i gas di scarico dei veicoli intorno ;D

Marco in tutto questo non so dove fosse finito, però l’importante è che siamo arrivati tutti insieme a sederci, paghi strapaghi e contropaghi della giornata. Ognuna iniziata a modo proprio.

Ognuno a rincorrere i suoi guai. Ognuno col suo viaggio. Ognuno diverso. E ognuno in fondo perso. Dentro i fatti suoi.

(cit. V.R. Amaracmand: non iniziamo con il tifo da stadio, eh! Io non lo amo particolarmente, ma questa è una canzone degna di nota).

E via, pronti per una serata con altri amici. Che, per me, significava pizza al metro a “L’Osteria” con un altro gruppo di disgraziati!

Femminile Rimini Calcio – Poggese X Ray One 18.02.2018 Stadio Comunale “Romeno Neri” di Rimini

Femminile Rimini Calcio – Poggese X Ray One del 18.02.2018, Stadio Comunale “Romeo Neri”.

RISULTATO: 2 – 2

RETI: 5’ PT Santin; 41’ PT Cavicchioli; 44’ autogol Poggese; 26’ ST Calandrini;

Tabellino

FEMMINILE RIMINI CALCIO: Protti C., Errighi, Lazzaretti, Gretcan, Siesto (18’ ST Grigoreac) Franchini, Protti E., Morelli, Tamburini, Calandrini, Pace. A disp. Carini. Allenatore: Lisi.

A.C.D. PGGESE X RAY ONE: Bianchi, Cavarra, Natali, Mantovani, Riccio, Guidorzi, Potenzi, Cavicchioli (33’ ST Preti), Zaniboni (9’ ST Oliani), Santin, Campagnoli (10’ ST Carta). A disp.: Zerbini, Oliani.https://youtu.be/Y3e8GBmHNPI

ARBITRO: Sig. Matteo Colella di Rimini

 

 

Bella partita, ieri, allo stadio comunale “Romeo Neri” di Rimini dove le ragazze della Femminile Rimini Calcio hanno ospitato le colleghe mantovane della Poggese X Ray One.

Nonostante le condizioni climatiche avverse (leggasi “freddo boia” e pioggia a catinelle) le riminesi non si sono fatte scoraggiare e hanno affrontato coraggiosamente sia il clima che le avversarie.

Il fattore campo, con il vento contrario, ha opposto qualche resistenza alle azioni delle giocatrici locali che, nel mentre, hanno subito due gol da parte delle ospiti.

Tuttavia la fortuna arride agli audaci e, dapprima con un autogol delle atlete mantovane, il team a scacchi ha ritrovato il respiro.

Varie le azioni che hanno visto protagonista, soprattutto, Silvia Calandrini la quale ha, purtroppo, “sprecato” un paio di occasioni calciando di sinistro, ma non ha mancato di insaccare la palla in rete all’occasione giusta, regalando il secondo gol alla propria squadra.

Ci pensa Tamburini a cercare la vittoria: con un bel colpo di testa sorprende il portiere e segna gloriosamente. Purtroppo il direttore di gara ha annullato la gioia per fuorigioco.

La Femminile Rimini Calcio lottava per la salvezza e una vittoria avrebbe sicuramente aiutato, ma nonostante questo porta a casa un 2 – 2 certamente glorioso dato che, soprattutto nel secondo tempo, le atlete hanno tenuto le avversarie nella loro metà campo, pressandole e denotando decisa tempra e vivacità.

 

Le età del calcio

Tutti i benefici del calcio  (li puoi trovare qui Giocare a calcio e i benefici per la salute ) non riguardano solo i calciatori professionisti, tutt’altro.

Il calcio è un toccasana a ogni età e, anzi, ognuna ha i suoi vantaggi. Nei bambini, specialmente se associato ad una alimentazione corretta, è utile a cominciare già da piccoli a condurre uno stile di vita sano che li porti alla regolarità sia nella pratica di discipline sportive sia nella condotta alimentare da adulti, che si traduce in una solida prevenzione di malattie e infortuni.

In quanto “gioco” e non semplice disciplina, appassiona ed è un valido alleato contro l’obesità e la pigrizia: costringere una ragazzino indolente e in sovrappeso a muoversi diventa più facile se lo fa divertendosi. Specialmente se poi trova, nei propri compagni, degli alleati e dei nuovi amici.

Altrettanto dicasi per le età avanzate: il calcio non richiede performances né fisici da agonista per essere praticato. Un “vecchio” giocatore appassionato potrà ben proseguire, ad altri ritmi ovviamente, la propria “carriera” dilettantistica da squadra della scuola a squadra della terza età.

Così come, invece anche una “vecchia” giocatrice potrà ben dire la sua anche dopo aver appeso le scarpette coi tacchetti al chiodo: che il calcio sia buona cosa ad ogni età è ormai palese, ma non ci si dimentichi che è e resta un grande sport per ambo i sessi.

I benefici del calcio sulle persone di tutte le età

 

I benefici sul fisico e sugli organi interni si denotano in tempi brevi, anche nelle persone adulte: un buon apparato cardiocircolatorio, tra l’altro,  risulta un valido appoggio a contrastare il pericolo di infarto, specialmente per gli uomini anziani.

Numerosi gli studi  che suffragano queste teorie. Tra i tanti quello condotto da Healthy Foundation (HF), il cui Presidente, prof. Sergio Pecorelli, dice che:

“Per prevenire molti gravi malattie dai 18 ai 64 anni servono 75 minuti di attività fisica intensa alla settimana. Corrispondono a due allenamenti di calcio”.

Anche il Copenhagen Centre for Health della Copenhagen University cancella ogni dubbio:

“Giocare a calcio fa bene a tutte le età, anche in quella “avanzata”.

Questo si rivela essere di gran conforto per chi si trova in una fascia d’età definibile “avanzata”: lo sport che preserva la massa muscolare è fondamentale per il mantenimento di una certa autonomia di movimento, in quanto proprio la massa muscolare permette azioni basilari, banali, che ad una certa età divengono via via più ardue da compiere.

Calcio: lo sport per tutte le età e i benefici per la salute

Il calcio è lo sport più famoso al mondo? Forse. In Italia lo è certamente: scuole e associazioni sportive dedicate proliferano, ma vi si gioca anche in giardino, al parco o, perché no, anche per strada.
Livella le età, i sessi e l’estrazione sociale: si può usare un pallone vero, e non solo da calcio; un qualsiasi oggetto sferico dalle dimensioni non necessariamente regolamentari: anche fatto di carta e nastro da pacchi.

Soccer”, lo chiamano gli anglofoni: non è solo uno sport sano da un punto di vista emotivo: “fa squadra” e allinea i tifosi (a meno di supporters un po’ “allegri”); e quando non si trascende con il fanatismo, insegna ad amare una disciplina e a rispettare i compagni e gli avversari. Il beneficio maggiore è, decisamente, quello fisico.

Fa bene giocare a calcio

È cosa nota che l’attività fisica apporti dei gran benefici all’essere umano.
E, il calcio, non è da meno. A prescindere dalla costanza, dall’intensità e dal livello, ogni allenamento comporterà un miglioramento netto e decisamente notevole.

In merito si sono pronunciati media e ricercatori vari: il British Journal of Sports cita:

“Giocare 45 minuti due volte a settimana è la migliore prevenzione contro le malattie non infettive”.

Numerosi i vantaggi di questo sport: alcuni sono apprezzabili a lungo-medio termine, ma altri sono sicuramente visibili già dai primi approcci.

Tra questi, il primo beneficiario è l’apparato cardiocircolatorio, seguito dalla muscolatura, seriamente interessata dagli stimoli del calcio, che li tiene in salute, rendendoli forti, scattanti e resistenti. Ciò anche perché il calcio aumenta la resistenza, la postura e coinvolge anche busto e braccia, a dispetto dei luoghi comuni.

Ancora: ossa, stomaco e polmoni a seguire, risentono positivamente di tanto movimento, che viene consigliato pure per contrastare il diabete e l’ipertensione.

E, sempre per restare fuori dai clichè, è d’obbligo menzionare il benessere che il calcio dona al cervello inteso sia come organo che come “entità”: questo sport non è fatto solo di corse e di calci a un pallone, anzi.È fatto di strategie, di schemi e di memoria come di decisioni improvvise e improvvisate.

Come sport in senso stretto, agisce sul livello di serotonina e favorisce il buonumore, contrastando la depressione. Alimenta, altresi, l’autostima perché, se praticato in condizioni piacevoli, lo sport “di squadra” coinvolge e supporta: e non c’è nulla di meglio dell’affetto e dello stimolo di un compagno per rilassarsi e per prendere fiducia in se stessi.

Il mio incarico di addetto stampa per la Femminile Rimini Calcio

Il mio approccio al calcio è stato del tutto casuale.

La prima volta in cui me ne sono interessata, “per forza”, frequentavo le elementari: il tipo che mi piaceva era un gran tifoso e, alla domanda su quale fosse la mia squadra del cuore, risposi (non dopo qualche minuto di esitazione, inebetita) “Inter!” (la sua).

Da lì in poi, nonostante abbia sempre praticato tanto sport, ho seguito il “pallone” di sfuggita, solitamente per fare gruppo con le comitive del momento, allontanandomene via via.

Come disciplina non mi ha mai entusiasmata.

Un anno fa, circa, un amico mi ha proposto di frequentare il corso da arbitro, così da tirar su due spicci e per allenarmi un po’ dato che, a causa di un infortunio, ero severamente fuori forma.

Ebbene sì: l’idea l’avevo presa in considerazione, pur accantonandola per altre priorità.

Si dice che il destino, comunque, trovi il modo di fare arrivare a te ciò che, per te, ha deciso e quindi, poco dopo, quell’amico mi ha messa in contatto con un’altra persona la quale, cercando collaboratori, mi aveva opzionata ripromettendosi di contattarmi a breve. 

Avevo già lavorato nel settore, portando a mio vantaggio delle esperienze pregresse così, in primavera, sono giunta alla mia prima squadra di calcio (la Femminile Rimini Calcio).

Ammetto che la comunicazione della stessa non fosse molto efficiente, né efficace e che, occuparmi di una materia a me totalmente ignota,  mi caricava un po’ di ansia. Tra l’ingaggio e l’inizio effettivo del mio lavoro c’era un viaggio di quasi 20 giorni, in moto, che mi spezzava quel fil rouge fatto di nuove nozioni, di conoscenze (di persone e di termini e di tutto!) catapultandomi a settembre in una realtà che era letteralmente un treno in corsa.

Dicono che gli uomini di buona volontà vadano premiati e così, non senza scivoloni tecnici e linguistici (perché, un Mister, è un Mister e non un Coach, ad esempio!) ho dimostrato di poter affrontare la situazione, prendendo in mano le redini forse, talvolta, con troppo brio!

Insomma, a botta di “cazziatoni” quando necessario, ora che sono cresciuta un po’, mi sono state affidate altre squadre calcistiche con cui cominciare da capo.

Ma, questa, è un’altra storia…

 

PS: per chi se lo stesse chiedendo… Albinoleffe.

Io tifo Albinoleffe!