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Elogio di una 999

In questi giorni, con EICMA di mezzo, mi è capitato spesso di interagire con motociclisti di ogni tipo i quali, sapendo della mia moto, hanno reagito – quasi tutti – in modo simile.

La 999, a quanto pare, è una moto difficile. Come ogni Ducati è scorbutica, non ama i bassi, tende a perdere pezzi – leggenda narra! – e, almeno questo modello in particolare, è difficile da gestire. Pesante, va domata fisicamente e i semimanubri non agevolano certamente le manovre o certe strade curve. Ha la frizione dura e, a furia di sfrizionare, si indurisce ulteriormente e la moto si surriscalda. Ed è scomoda.

Così, perlomeno, la si descrive. E parzialmente concordo.

Io non ho un gran confronto con altre moto. Ho iniziato con un vecchio Monster 600 a carburatori. Del 1996 che era anche un po’ sgarrupato, aveva un’accelerazione lenta e limitata ma, soprattutto, nonostante tutto è sicuramente più agile.

Da quando ho iniziato a viaggiarci, i riscontri sono stati pressoché gli stessi, a gruppi di due: gli “ammiratori” e i detrattori.

Avevo scorto da lontano un parcheggio enorme, con un castello a lato e una bellissima vista sul mare. Credevo fosse breccia, ed invece era sabbia!

Pacifica la sua descrizione, i primi – comprendendone appunto i limiti – mi fanno tanti complimenti perché, solitamente, non è una moto guidata da una donna – proprio per la fatica – e governarla è arduo. Specialmente quando tento di portarla allo stremo, su passi impegnativi – vedi Stelvio – o su terreni inadatti – vedi strade bianche, sassaiole, etc -.

I secondi, invece, si suddividono ulteriormente.
Quelli che credono lo faccia per una qualche forma di sfida, tanto per attirare l’attenzione. E sbagliano.
E quelli che continuano a cercare un modo, almeno uno, per farmi desistere e prendere una moto “comoda” o, perlomeno, adatta.

E questo mi innervosisce alquanto, forse più delle provocazioni di chi mi prende per quella che vuole fare “la fenomena”.

La moto adatta?

Sono anni che guido la moto. Io lo so. Lo so benissimo che esistono mezzi progettati per il turismo. Non sono mica così idiota da non averlo capito. So anche che la mia rossa ha dei limiti fisici che le rendono difficile certi percorsi o certi progetti.

So bene che la carena sotto non mi fa saltare gradini più alti di tot centimetri o che lo sterzo potrebbe essere poco conciliante su alcuni tornanti.  Insomma, la guido, me ne accorgo anche. Ma ciò che non comprendo, al pari di chi non comprende me, perché si insista, ostinati, a volermi far cambiare moto. Un po’ come stressare un fumatore perché smetta (e io sono una ex fumatrice): non lo farà mai perché tartassato, fidatevi!

Insomma, che fastidio vi do?!

Viaggio principalmente da sola, il che non rallenta nessuno lungo la via.
Sono caduta poche volte: da ferma, come ogni motociclista rispettabile. A causa della pioggia, sul dritto. E per colpa di un’auto che non aveva il freno a mano. Quindi non si può nemmeno dire che sia un intralcio, un intoppo agli amici con cui mi accompagno talvolta. Anzi, ad oggi ho dovuto io sorbirmi quello che, ritenendosi il Bayliss o Cairoli di turno, s’è aspettato perché stampatosi da qualche parte.

Dicesi che, con un’altra moto, potrei stare più comoda. O guidare meglio. Forse.
Beh, chiariamo anche un concetto. Io sono abituata a quella, pertanto non so cosa significhi stare “più comoda”. Ma io non sto scomoda! Insomma, se così fosse perché mai dovrei spararmi 1000 km in giornata o 10.000 in 6 settimane. Cosa avrò mai da espiare!

Io su quella moto ci sto maledettamente bene.

Mi ci incastro perfettamente. Adoro le gambe accovacciate, come quando ero in sella ad un cavallo solo. E la posizione reclinata: per me è un sollievo curvare la schiena, dato che quando cammino o sto seduta son ritta come un fuso. Inoltre, voi partite da un presupposto sbagliato: non pensate di star gobbi sulla vostra moto. Questa è fatta apposta, la percezione è ben diversa!

E i polsi… Ma ce l’avete tutti con i polsi.

Il mio istruttore mi ha insegnato a guidarla con le cosce e con il bacino: se avessi il cruise control potrei camminare senza nemmeno sfiorarli, i semimanubri. Non sto gareggiando, sono rilassata quando giro, io. Pertanto, non è infrequente vedermi addirittura appoggiata al serbatoio o con il telefono in mano per girare un video… ;D

E se non riesco a raggiungere un determinato posto, credo che il problema sia mio. E se rischio di insabbiarmi, come è accaduto in Portogallo, il problema è mio. E se invece ce la faccio, il problema è sempre mio perché qualcosa da ridire l’avrete sempre.

Ma a voi, in fondo, che diavolo ve ne importa?!?!

Passiamo a quelli che mi tacciano di sensazionalismo.
Io “faccio eco” ogni tanto per i motivi suddetti. Lo farebbe chiunque, non sono certo “così” speciale. A me non piacciono i limiti. E se ne trovo alcuni, spesso mi garba superarli. Lo faccio con la 999, lo faccio a piedi, lo faccio punto. Embè?

Io amo quella moto. Non andare in moto. QUELLA moto. Ad oggi è ciò che voglio, ciò che mi dà le sensazioni giuste e ciò che mi basta. La cambierò? Giammai. Ne prenderò un’altra? Sicuramente. Perché l’offroad mi è entrato dentro e so che posso farlo veramente, solo con la dueruote fatta apposta. Ma per ora, ogni volta in cui ci salgo, il cuore trabocca di felicità.

Inoltre, appena patentata, quasi chiunque mi ha consigliato di cambiare attività o di darmi all’uncinetto o… i più carini, di prendere una moto più facile da usare. Innumerevoli i miei pianti. Il nervosismo. La frustrazione. Eppure ci credevo. Credevo in me, credevo in lei e lo volevo. Quindi, ogni passo in più che riesco a fare su quella bestia, per me è una conquista. Girare il mondo (perché sì, voglio portarla ancora altrove) per me è stata una soddisfazione indecente e indescrivibile.

Non piego abbastanza? Non gratto le saponette? Beh, chissene. (E poi, demanderei queste “bravate” alla pista e non alla strada). Però, io, ho fatto quello che ho fatto. E non ne ho ancora visti tanti. E, comunque, arrivare a ciò, per me, è quel miracolo che tanto richiama il mio meccanico. La “magia“, mi definisce lui! Da quel dì in cui, appena comprata, mi ha vista scendere per le vie ondulate del Montefeltro, timoroso che non arrivassi alla prima curva intera e sulla moto (a ragione, eh!) ad adesso ne è passato. E noi, siamo felici così. La prima sfida l’ho vinta con me stessa. Tanto basti.

Io sono la 999.

Quindi, signori miei, avete abbondantemente rotto i coglioni.

Enough?

 

PS. Un grande grazie, invece, a quelli che mi hanno pazientemente sopportata in questi anni. Che mi hanno trascinata in giro, aspettandomi, quando ancora avevo paura già solo a tirare fuori la moto dal garage.

International Female ride day

Ovverosia: giornata mondiale delle donna motociclista.

A quanto pare ricorre ogni primo sabato di maggio ed esorta ogni donna motociclista a girare con la propria moto. E io, che casco sempre dal pero, non lo sapevo nemmeno!

Ne aveva parlato Catalina, invitandoci invero all’evento di Bologna, durante la nostra cena insieme a Riccione e a me, quando si parla di gironzolare – specialmente in moto – si rizzano tutte le antenne.

Così sono andata a spulciare su internet e su Facebook mi ritrovo l’annuncio della giornata organizzata da Andrea (Maida), che ormai io conosco fin troppo bene! Di corsi di guida con lui ne ho fatti due e mi mancava la pista, ma il mio scarico poco prima aveva deciso di esplodere letteralmente!

L’ultimo, proprio pochi mesi fa e allora, perché no? Un nome una garanzia, anche se in genere li organizzava, i miei, una mia amica. Avrei dovuto fidarmi di Andrea anche come PR oltre che come pilota e maestro?

Beh. Intanto sono arrivata la sera prima, alloggiando all’Hotel Cavalli, proprio a Loreo. La proprietaria è Paola, la moglie di Andrea e devo dire che la gentilezza è di casa, lì!!!

Essendo partita presto, ho potuto mettermi in camera a lavorare un po’, così da liberarmi il sabato. La sera ero già pronta ad una cena leggera, frugale e da sola (cosa che a me non pesa poi affatto), invece mi sono ritrovata a tavola non solo col Mister, ma anche con delle altre ragazze che avevano avuto la mia stessa idea di arrivare la sera prima e… E ci siamo divertite da matte!

Andrea è sempre stato bravo ad amalgamare le sue allieve. Che lo sia a sceglierle, ad attirarle o a integrarle, non c’è volta in cui mi sia trovata male. E venerdì non era da meno.

Finalmente il sabato!

Sabato mattina, sveglia all’alba perché il Boss inizia presto, eh! Io ho provato a evitare il piccolo briefing, essendo il IV, per dormire ancora un poco ma poi ho preferito far comunella insieme con le altre ;D

Assicuratosi che avessimo, più o meno, capito tutte tutto, Andrea ci ha finalmente messe in marcia. A coadiuvarlo, Serena: una ragazza dolcissima e bellissima che non ha mai, e dico mai, fatto pesare la sua bravura né con boria né con competitività. Serena è una delle istruttrici donne migliori che si possa trovare e menzione d’onore a Carlo, suo marito (ad ogni incontro con Andrea, c’è sempre un Carlo. Va beh) che ci ha fatto da chiudifila e che ci ha anche riprese con un drone.

Ah, dimenticavo: Serena è un “puro prodotto Made in Maida”, nel senso che è stata una sua allieva e questo dimostra quanto bravo lui sia. Un po’ di DNA motociclistico, un buon istruttore et voilà, un’assistente di prim’ordine!

Il giro si è rivelato davvero intenso e divertente, e non mancherò di parlarne ancora. Andrea l’ha suddiviso tra mattina e pomeriggio, con pranzo in hotel dove Paola ci ha nuovamente deliziati.

Tra l’altro, essendo ora tutte al completo, la “caciara” era aumentata ma anche la complicità e il divertimento.

E difatti, poi…

 

 

Giro in moto: Anghiari

Se una mattina di primavera un viaggiatore…

Il venerdì sera l’umore era migliorato grazie ad un amico di vecchia data che mi aveva fatto una sorpresa. Quelli che quando sei giù lo sentono e appaiono come per magia.

Il sabato, però, ero decisamente agitata. E quindi? Quindi via di messaggi per un giro in moto! Ovviamente non mi rispondeva quasi nessuno. Quasi… ;D

Poi l’illuminazione. Marco, che evidentemente non aveva una beata ceppa da fare o a sua volta era stato snobbato da chiunque, mi ha risposto e all’obiezione “sì, però…” stavo già tremando. Invece significava solo: “sì, però dammi almeno mezzora ché mi preparo”!

Certo che se avessi saputo prima che si muove su un GS vecchio e pure giallo – di un giallo brutto – probabilmente avrei desistito, però me l’aveva taciuto.

Perlomeno mi ha offerto la colazione 😀 E poi, in carrozza!!!

L’idea era di andare ad Anghiari, in Toscana, e semmai fermarsi a mangiare al Castello di Sorci, un piccolo fortilizio in località San Lorenzo – appunto ad Anghiari – nell’aretino.

La via da fare è nota ai motociclisti nostrani (e non): il famoso passo di Viamaggio!!! Ma per arrivare a prenderlo ci sono 2 strade: la famosa Marecchiese che sì, è lievemente mossa, oppure la variante per le Coste di Sgrigna, che sicuramente è più divertente e anche scenografica!

Solitamente, per chi parte dal mare o dalle vallate più lontane, e va verso la Toscana la tappa d’obbligo è al Pascucci di Novafeltria, dove la barista ormai mi riconosce da lontano.

“Tu sei quella del caffè, ristrettissimo, in vetro e la spremuta d’arancia, vero?!”. Ebbene, sì. I miei punti deboli! 😉

Sosta fatta, siamo ripartiti. allegri e pieni di belle speranze! Ma, soprattutto, già affamati!!!

Nonostante un paio di pit stop puramente “cartografici”, perché Marco non sapeva la strada, direi che abbiamo raggiunto il Castello anche agevolmente. Io ci sono già stata spesso, ma l’idea di fare strada non mi sfiora quasi mai l’anticamera del cervelletto

Beh. Prima ci si fa una stradina bianca, breve invero, e poi si arriva in questo posto semi sperduto, raccolto e avvolto dalla natura che lo rende non solo incantevole, ma pure davvero quieto e pacifico.

E quindi, us megna! Abbiamo declinato la proposta “menu completo” per decenza e per dieta, però non abbiamo proprio patito la fame, eh! Non sarebbe da noi!

Giunto il momento di pagare?

Eh. Io sono famosa perché amo i bancomat e odio prelevare allo sportello. Non che sia micragnosa, affatto, è solo che pagherei tutto virtualmente per comodità. Poi, però, quando il pos non funziona… So ca.. ca… cavoli!

Marco fortunatamente era denaro-munito, ma io che, però, ho sempre delle gran monete appresso ammetto di aver contribuito in qualche maniera. Sembrava avessi derubato un bambino della sua paghetta, però ammetto di aver racimolato un certo gruzzolo. (Dirò che per il concerto dei Guns’n Roses accadde la stessa cosa. Solo da un bicchiere ci cavai 60 eurini, mica male no!).

Forse la figura peggiore l’abbiamo (abbiamo… Ha, il mio socio) fatta parlando di cibo e di pizza. Io raccontavo di una recente esperienza in un posto, aggiungendo che a far male una pizza ci vuole davvero impegno!

Uno dei gestori ribatteva, concordando su alcuni punti e aggiungendo che per lui, la pizza, è buona pressoché sempre. Insomma, di bocca buona o, forse, poco capace di discernere tra una fatta bene e una fatta male. Tant’è che Marco, con molta, mooolta nonchalance, ha chiosato: “Ah, beh. Immagino che voi, la pizza, a questo punto non la facciate”.

Invece immaginate voi la sua espressione, quando il tipi ha risposto di sì! (Ahahahahahah!!!). Beh, ha anche aggiunto che la prepara il fratello, togliendo tutti dall’imbarazzo.

Ma le disgrazie non erano finite…

Al ritorno abbiamo cambiato strada. In fondo, a noi importava bighellonare e s’è preso per lo Spino. Ancora ricordo la prima volta in cui l’ho percorso con il mio ex ragazzo: avevo il Monster e ho patito tutto il tempo, incerta e impaurita. Ricordo anche una seconda volta con lui e mio babbo: tener testa a due fenomeni delle due ruote è faticoso: se poi hai appena comprato una 999 e non ci sai nemmeno andare, è da matti.

Ma questa è un’altra storia. Anche perché siamo partiti in due e siamo tornati in… tre!

Donnavventura – le selezioni

Il 31 marzo mi sono presentata, con largo anticipo, alle selezioni che si tenevano a La Thuille, in Val d’Aosta, sotto il famoso “tendone” giallo Ricola.

Prima di giungervi mi ero “sparata” il piccolo San Bernardo in auto, mappando il terreno in attesa di arrivarci in moto e, superando il piccolo paesino anche a causa di indicazioni sbagliate, sono arrivata fin su su su godendomi un panorama paradisiaco (a cominciare proprio dal candore che mi avvolgeva) e scorgendo, finalmente, il gonfiabile.

Son ridiscesa pian piano pentendomi di non aver piazzato una actioncam sulla macchina e ho trovato parcheggio nonostante il flusso esagerato di persone. Pensare che spesso guido un RAM, mi chiedo dove l’avrei piazzato. Parcheggio creativo, necessariamente!

La mia Mokka andava benissimo e dopo mille manovre mi è stato dato piazzarla nel suo legittimo rettangolo blu.

Emozionata mi sono avviata verso il piazzale antistante l’hotel Planibel e ho chiesto informazioni. Erano in ritardo e la fame incipiente (il mio appuntamento era previsto per l’1:30. “Mio”, poi… la mia batteria di aspiranti, diciamo!) perciò ho deciso di rifocillarmi. I punti di ristoro sembravano strapieni e io ero già rassegnata alle mie barrette pesoforma che uso spesso quando non riesco diversamente, finché non adocchio una sorta di rosticceria apparentemente truce e becera.

Le lasagne mi avrebbero appagata, ma sono già ingrassata e poi rischiavo che fossero troppo unte e ho optato per polpette e patate al forno. Sebbene diffidi del macinato cucinato in giro, che avventura scorrerebbe nelle mie vene se arretrassi davanti a del cibo di dubbia provenienza?

Entrambe molto buone, però, devo ammettere!

Così all’ora X mi presento sul luogo preposto, ove Maurizio Rossi, seduto tipo capo indiano sul fuoristrada, ci ha dato alcune indicazioni rammentando che telefonini, fidanzati, cani e rapporti di qualsivoglia natura devono essere accantonati per tre mesi se si vuole partecipare.

Certo, non con questo tono grave e dittatoriale (anzi! Affabilissimo e socievole!), però serio abbastanza da trasmettere l’altrttanta Serietà di quelle che sono le regole del “gioco”.

Condicio sine qua non deve essere lo spirito di adattamento. Social, sì, ma con grande capacità di starsene un po’ fuori di casa senza appendici né troppi rimorsi.

Beh, io è una vita che vivo così. Non so più se definirmi vagabonda, oriunda, cittadina del mondo o cosa!

Orbene: si ritorna in fila e si compila un modulo, ritirando il proprio numero: se la paura fa 90, Donnavventura fa 238. Io preferisco i numeri dispari, ma chissà che questo non mi porti bene ugualmente!

L’attesa è lunga, quindi io chiacchiero un po’ con le altre, rifletto, medito e siccome “schifo” è una parola che mi appartiene relativamente, ho piazzato per terra la mia busta della  Volcom (rea di acquisti appena fatti) in cui ho avvolto una mega sciarpa e mi ci sono accomodata, osservando ciò che mi circondava, continuando a fare quello che stavo facendo e… riesumando la mia Settimana Enigmistica (ne sarei quasi dipendente!).

Il tempo in realtà è scivolato velocemente sulla V cornice concentrica di pag. 34, perciò ho lasciato le parole crociate, mi sono alzata e ho ritrovato una veterana, simpaticissima, che gioca con il mio cognome.

”Bertelli”…

“Come i cerotti!”…

Ebbene sì: i miei coetanei forse non ricorderanno, ma lei ha aggiunto di essere una farmacista, il che spiega tutto e ha allentato la tensione.

E poi, finalmente, il provino!

Provino al quale sono andata volutamente struccata (ho cercato di rimuovere quasi tutto il mio rossetto poco prima) peché durante un viaggio direi che tutto questo tempo per imbellettarsi non ci sia e poi perché loro vedranno donne molto più di me: se una è foto/telegenica se ne accorgeranno (forse a maggior ragione) se è acqua e sapone.

In fondo valuteranno il nostro volto per quello che è, non per come abbiamo seguito bene i tutorial di Clio Make-up!

Dopodiché un’altra ragazza, anch’essa sempre sorridente, mi ha fatto un po’ di domande e devo ammettere che per essere una PR e anche abituata a parlare (un filino pure in TV), mi sono emozionata e ho perso la mia verve.

“Tremo” all’idea di aver fatto brutta figura o di esser parsa impacciata, però ormai non posso farci altro, se non sperare 🙂

La calma è la virtù dei… calmi. Dicono.

Mal che vada ho fatto un viaggio. Non che avessi paura a tornare a casa a qualsiasi ora, da sola, in auto o di dormirci in qualche autogrill, ma ero lì so far away… perché sprecare il weekend? 😀

Donnavventura – la mia candidatura


La Thuille (AO), 31.03.2018

A settembre avevo inoltrato la mia candidatura sul sito di Donnavventura, certa che non ne avrei mai cavato niente.

Ero in una fase di ristagno, avevo bisogno di prendere decisioni che mi scuotessero e quel programma lo guardavo sin da quando ero ragazzina.

Oltre Overland, era uno dei miei preferiti anche perché io non solo amo viaggiare, scrivere e raccontare (del)le mie esperienze, ma mi piaceva l’idea della donna avventurosa.

Come per la moto, fino a un po’ di tempo fa c’era ancora questo retaggio per cui la “Femmina” dovesse stare in casa a far da mangiare mentre io, nata e cresciuta in una famiglia liberale, di ampie vedute, non ho mai potuto sopportare l’idea che certe attività mi venissero precluse solo per il mio genere.

E quindi, perché no?! Non senza, tra l’altro, aver specificato che guido auto, moto, quad, fuoristrada e che parlo 3 lingue e che mi occupo di comunicazione. Se cercano una che perlustri il globo e ne parli, beh: eccola! 😀

Poi, però, l’ho messa via, come si suol dire, convinta appunto che sarebbe stato un sogno e nulla più.

Selezionata per i primi casting

Due settimane fa, invece, ho ricevuto una mail ufficiale dall’organizzazione che mi invitava a prenotare giorno e ora per il provino che si sarebbe tenuto in Val d’Aosta proprio durante il weekend di Pasqua.

Eravamo davvero prossimi alla festa del primo (aprile, tra l’altro) e ammetto di aver vacillato perché temevo fosse una “bufala”. Ma via via che procedevo con l’iter le comunicazioni crescevano e tutte, ma tutte, riportavano al sito Donnavventura perciò, dentro di me, mi son convinta che fosse vero e che, al massimo, avrei fatto un viaggio. L’ennesimo! ;P

Il mio cruccio riguardava il mezzo di trasporto, perché la mia auto è momentaneamente scassata e la moto… La moto io la porterei anche sulla Luna (a proposito, NASA! Ci sta una 999 in uno Shuttle?), ma le previsioni davano anche neve e N gradi sotto lo 0.

Non che temessi il freddo, però non ho ancora l’equipaggiamento adatto e, se mai fossi scivolata e mi fossi infortunata, avrei rischiato di saltare la mia prova, compromettendo una bella occasione.

La ragione ha prevalso sul cuore (e vi dico solo che, a parte la bomba d’acqua durata anche poco, nei pressi di Aosta, dal giorno seguente al ritorno ho incontrato del tempo da fa – vo – la) e mi sono goduta una confortevolissima Opel Mokka che ho noleggiato qui a Rimini.

E, bella bella, mi sono avviata verso Pré Saint Didier, dove avrei soggiornato quella sera (ignara, invece, di come avrei trascorso le giornate successive. Dove, soprattutto. I prezzi in zona salivano vertiginosamente, ma ciò che un’auto dà, rispetto alla moto, è proprio quel riparo che se davvero non sai dove finire, ci dormi dentro e sei a cavallo!).

E io, in passato, la zingara l’ho fatta (ne narrerò, perché troppo divertente), sarei stata pronta a replicare.

Com’è andata?

To be continued…

Hotel La Radice, Civitanova Marche. Pace e relax

Marzo, 2017.

Avevo un corso di guida in moto da affrontare e avevo voglia di arrivarci riposata. Perciò, “spataccando” su Booking, mi ero ritrovata questo alberghetto in città. Vicino, oltretutto, al luogo del rendez vous del giorno seguente.

 

Marzo, 2018. Il Ritorno.

Esattamente un anno dopo. Stesso corso – livello superiore! – e stessa città. E se squadra che vince non si cambia…

Non ricordavo più il nome dell’Hotel o, perlomeno, non ne ero certa perché la volta precedente ero indecisa tra due o tre e avevo qualche difficoltà a rammentare. Perciò ho contattato la mia amica Lucia e le ho chiesto quale fosse il bar dell’incontro, memore che la ricerca del pernottamento l’avessi fatta proprio in base alla distanza dal locale.

Saputo ciò, bastava fare 2+2, ricerca per zona et voilà: il mio mitico posticino!

Son voluta tornare fortemente qui per varie ragioni.

La prima, da buona motociclista, il parcheggio. Ampio, spazioso, gratuito e riparato; non è un dettaglio da poco per nessuno, ma una moto sparisce con molta più facilità di un altro mezzo e le mie scelte son già, sempre, condizionate da questo (e io viaggio un sacco).

Secondo poi, la pace! Questo hotel a me infonde una tale pace da venirci anche solo per rilassarmi. Certo, di posti forse ben più monumentali o lussuosi o, migliori, ne ho visti ma diamo a Cesare quel che è di Cesare. A La Radice non ho mai sentito un rumore molesto. un rumore qualsiasi! L’acqua è calda, i locali pulitissimi, l’arredamento e i colori riposanti e accoglienti. Il personale, poi, non può che essere il linea con tutto il resto.

Per la seconda volta ho beccato una ragazza dolcissima ed educatissima che si è anche ricordata di me (spero non per antipatia ;P).

Aggiungo pure che un anno fa, avendola a disposizione, mi avevano anche concesso allo stesso prezzo una camera più grande nonché, dato l’arrivo in moto di sera e il mio evidente assideramento – non ero ancora attrezzata bene ai viaggi 365 giorni l’anno, a qualsiasi temperatura – offerto gentilmente alcune tisane calde. Solitamente è un servizio a pagamento, però ve l’ho detto che lì sono accoglienti, no?

Inoltre mi hanno anche tenuto lo zaino dopo il check-in, permettendomi di girare in moto e di imparare senza zavorre sulla schiena, per poi andare a riprenderlo una volta terminata la mia lezione.

E poi, con molto poco, hanno fidelizzato un cliente. So bene che l’intento non era quello, perché era palese la bontà del gesto, tuttavia se non c’è due senza tre, alla prossima tappa giù mi basterà un clic e mi sentirò pronta a partire.

Andrea Maida – corso di guida

Il 24 marzo, e cioè ieri per me che scrivo ora, ho partecipato al III (ma per me secondo, dopo quello “subìto” nel 2017: Andrea Maida – I corso) corso di guida tenuto dal mio mitico Istruttore, Andrea Maida.

Non era la prima volta, anzi, e ammetto che nell’arco di un anno i miglioramenti sono stati netti. Ammetto anche che, oltre alla capacità di Andrea, ci ho messo pure del mio scarrozzando la mia moto per l’Europa e mangiandomi letteralmente migliaia di km!

Anche stavolta ho dormito nel medesimo albergo: Hotel la Radice ove ho trovato la stessa gentilezza e la stessa pace: se ci fosse un hotel in cui andare solo per sentirmi in pace, beh: uno sarebbe certamente questo.

Prima del dopocena all’Hops, sono andata a smangiucchiare qualcosa e, un po’ per pigrizia e  un po’ per caso, mi sono ritrovata al Borghetto, piccola locandina a pochi passi da dove pernottavo. Beh, che dire! Anche qui la gentilezza si sprecava e la bontà della cena pure.

Amici, birre e tante risate

Ovviamente la sera prima avevo fatto bisboccia con alcuni amici che non vedevo da poco meno di un annetto, nonostante le migliori intenzioni, del tipo:

Barbara: “Vale, è freddo. Se ti va passo a prenderti in auto, così ti vesti pure comoda”

Vale: “Sei sicura? Io domani ho il corso, non vorrei fare tardi ma nemmeno condizionarti.”

Barbara: “Vai tranquilla!!! Alle 11:30, 12:00 max si va via”.

E fu così che, alle 2:30, poco dopo essere rientrate, le due stavano ancora chattando! E, tra l’altro, a portarmi a casa non era stata nemmeno lei, ma un ragazzo dolcissimo che, effettivamente, vive dalle parti in cui andavo io. Quindi grazie, Devis! 😉

Perciò svegliarsi alle 7:00 è stato a dir poco traumatico, specialmente per una che spesso soffre di insonnia, accumulando ore di sonno perduto come fossero debiti con Equitalia.

Ma nonostante ciò mi è riuscito d’essere tra le prime arrivate!

La colazione, il briefing e qualche sbadiglio!

Sebbene abbia girato in tondo intorno al bar (il 3 Bon)  ove avevamo appuntamento, causa navigatore anarchico e cervello ancora mal funzionante, vi arrivo rischiando pure di imboccare un pezzo di strada contromano. Pirla sì, ma ancora non abbastanza da non realizzarlo per tempo.

Mi si fa gentilmente ricordare dalla regia che, se alla mia amica Lucia non fosse venuta una sana illuminazione, io a quell’ora sarei stata da tutt’altra parte.Troppo pigra per leggere le varie email che mi arrivavano, le ho scritto il minimo indispensabile su Whatsapp, perdendomi ovviamente tutte le indicazioni del caso. Evidentemente la mia fama mi precede e/o la gente mi conosce bene.

Giunta al bar conosco subito due ragazze, una delle quali sammarinese. Era arrivata la mattina stessa e io non ho potuto che darle della matta! Immaginate a che ora si sarà svegliata lei!!! Ma pareva tanto convinta che… boh: al cuor non si comanda e al sonno nemmeno.

Mentre io mi nutro graziosamente con un cornetto alla crema, un cappuccio e un caffè (rigorosamente basso e in vetro) e sì: tutti insieme (ci ha mai pensato nessuno che cappuccino e caffè hanno sapori diversi?!?!), ci raggiunge il resto della ciurma, finché non ci si ritrova tutti: io – altresì detta  Selvaggia – , Luana, Ingrid, Emanuela, Lucia – o Concettina, sempre su idea di Maida -, suo marito Carlo (dalla santa pazienza) e il Boss.

Ci si presenta, si smangiucchia ancora, si scioglie il ghiaccio e via, si parte con il briefing.

 

DiTraversoSchool: corso di flattrack

Nella mia testolina bacata, oltre a viaggiare con la moto più inadatta del pianeta, c’è l’idea di viaggiare punto. Ma anche quella di fare più cose, più esperienze possibile! In moto e non.

Se in moto, ovviamente, meglio; chevelodicoafà!?

Cercando un qualche stimolo ulteriore per andare a Roma ho beccato questo corsetto qua, di un qualcosa che ignoro totalmente e con qualcuno che ignoro anche di più.

Bene. Era flattrack, una disciplina a dir poco fighissima! (Se volete sapere cos’è, potete cercare su Google oppure direttamente sulla pagina della mitica scuola con cui l’ho fatto, DiTraversoSchool).

All’orario prefissato mi sono presentata, ligia ligia, sul luogo indicato realizzando, con rammarico, di essere in netto anticipo e che avrei atteso ancora un po’. L’adrenalina incalzante mi faceva straparlare un pochetto, la fame anche di più e temevo di stare già sul… eh, sullo stomaco a tutti, ma l’empatia, la simpatia e l’allegria trovate lì – tutte insieme poi – sono rare! Per me, Belli, i suoi istruttori li sceglie col lumino proprio.

Pian piano che l’ora X si avvicinava, non si vedeva arrivare nessuno il che poteva significare tante cose, incluso il timore che mi rendessero la quota e mi spedissero a casa.

E invece, NO!!! Giammai!

Anzi. L’idea di essere l’unica mi confortava: nessuno avrebbe (almeno in teoria) riso di me!!
Perciò, nonostante il caldo e l’abbigliamento un po’ troppo “pistaiolo”, mi sono lanciata in quest’altra avventura.

Se ho provato la pista e se delle gran culate le ho già date, di certo non avrebbe potuto accadermi niente di peggio!
(Peccato per l’highside sfiorato, eh. Ma che vuoi sia quando la moto sbacchetta e rischi il volo? Ormai dopo i fossi in mountain bike… Cadere in bici, come farlo bene!).

Essere da sola mi ha permesso di essere seguita, contemporaneamente e costantemente da ben due istruttori, il che mi ha garantito tanta, tanta tranquillità. Per di più, gentili e allegri come sono, mi hanno spronata ma confortata e elogiata facendomi sentire benissimo!

Venivo da giorni di pianti a dirotto e di malumore (io che sorrido pure mentre mi si sta pugnalando), quindi ridere di felicità e sentire il benessere, il divertimento e la joi de vivre dentro di me mi ha rigenerata come fossi un telefonino sotto carica.

Certo, qualche brillino devo averlo ammaccato, ma cosa vuoi che siano le grida lancinanti di un conetto in plastica innanzi al mio io tronfio e gonfio di bellezza?

Ale e Marco sempre più stupendi, hanno alimentato in ogni modo questo stato d’animo concedendomi, verso la fine, l’agio di girare da sola in pista. A mio esclusivo uso e consumo! Qualche curioso si stava avvicinando e, dopo 2 o 3 ore di flat, ammetto che un po’ di riposo non mi avrebbe fatto male. Se non altro per metabolizzare le nozioni della giornata, perciò ho lasciato poi il terreno a chi, dopo di me, era in attesa per i giri liberi nel circuito.

Alla fine, quella che si era rivelata un’accoglienza calorosa, è stata confermata anche nel congedo. Foto, sorrisi, gadget e il mio bellissimo attestato che ormai campeggia già sul mio muro, insieme con tanti altri che hanno dovuto cedergli un po’ di spazio.

Credo che nulla, in quel momento, avrebbe potuto rendermi più felice di così! (Oddio, capiamoci. Quando mi sentirò dire che è stata approvata una cospicua sponsorizzazione per mandarmi in Mongolia o in Sud America in moto, per viaggiare e scriverne, allora sì: avrò di che festeggiare strappandomi i capelli. Però mi si fa felice davvero con poco e sabato ero appagatissima. Il classico settimo cielo!).

Tanto appagata che sto già aspettandoli a Misano. Dice che ci vengano spesso… Vi farò sapere ;P

Attraversare il Gran Sasso in moto

Il tempo reggeva, il sole pure… E ad un certo punto, bello come pochi scenari al mondo, mi sono ritrovata il Gran Sasso di fronte. Non era la prima volta che ci arrivavo vicino, però ogni volta mi lascia senza fiato. Credo che l’Abruzzo sia una delle regioni più belle del paese e, specialmente dopo esserci vissuta, ne sono totalmente innamorata!

Diciamo che la visione di quel sassone ti ripaga di ogni km in piano fatto per arrivarci e attraversarlo…

Il panorama era tale da sentirmi immersa in tanti pandori zuccherati!

L’arrivo in fiera – ovviamente in ritardo –

E pian piano mi avvicinavo alla Fiera di Roma. Ci sarei arrivata per le 4 circa, ma le donne, in occasione dell’8 marzo, 8 e 9 godevano di inìgresso gratuito, ergo non ritenevo un problema farci un salto anche di poche ore: avrei rimandato il resto al sabato.

Primo appello, sicuramente, il mio amico Francesco: fondatore e titolare di Libermoto che, appena arrivata, stava presentando proprio la sua azienda sul palco del padiglione, ben introdotto dalla mitica Cromilla.

Appena terminato mi ha presentato quell’angelo di sua moglie: Alberta è stata davvero davvero dolcissima e simpaticissima! E, entrambi, mi hanno rinnovato l’invito a lasciare i miei averi allo stand, per muovermi liberamente: una borsa da serbatoio, uno zaino, casco e tuta iniziavano a essere scomodi per bighellonare in giro, no?

Per puro caso, a proposito di andare a zonzo, cercando una corsia precisa ho chiesto informazioni ad uno stand molto, ma molto, ma molto interessante: quello di ATL Cuneese.
Chiacchierando del più e del meno ho scoperto che sono i coorganizzatori dell’AgnelloTreffen, al quale avrei voluto partecipare, dovendo disdire per febbre e per mancata preparazione adeguata: ho pur sempre una 999 che andrebbe lievemente “rivisitata” per l’occasione. È solo rimandato…

 

Lo sterrato in moto? “Il BCS non sterra”!

Paolo, il responsabile, mi ha accennato dell’apertura della Via del Sale e quando gli ho detto che ci terrei a provarla, anche con il pompone, credo abbia strabuzzato gli occhi!

Il BCS (come un mio amico chiama amichevolmente la mia moto) “non sterra”, eppure io son capocciona e sto seriamente pensando di provarci. Più che un divertimento sarà un lavoro, per questo – sebbene inizi a girare anche da sola – le strade bianche o ciottolate preferirei percorrerle in compagnia: metti che trovi un tornante ignorante pieno di breccia e sassi, io ho già deciso che scendo, ne scelgo 2 o 3 a caso e me la faccio girare di peso!

Roma Eur Bed & Breakfast

Presi i debiti riferimenti reciproci e salutati tutti gli astanti, sono tornata a gironzolare finché, finalmente, non ho recuperato un amico con cui avevo in ballo un aperitivo/cena e che mi era venuto a prendere proprio in fiera.

La scelta ora era ardua: dove andare a spiluccare qualcosa? Nell’indecisione alla fine ho optato per l’avvicinarmi all’albergo, facendo un giretto per la città se fosse stato possibile. La fame, però, avanzava e zaino più borsa da serbatoio iniziavano a darmi noia!

Così abbiamo puntato l’EUR e ci siamo infilati in un posticino carino carino, il Tiki.

L’aperitivo non era male, peccato solo che il locale fosse stato prenotato per un eventi privato e che, già alle 8:30 PM dovessimo smammare. Però ci ho ricavato il nome di un ottimo profumo da una tizia assurda, biondissima e comunque altrettanto gentile e chiacchiere interessanti con Max.

Dopo la foto davanti al Colosseo quadrato, l’unica cosa degna di nota che la stanchezza mi abbia permesso di vedere è stata la Nuvola di Fuksas, dal gusto e dal riscontro discutibili!

Roma Eur Bed & Breakfast

E infine, con calma e con un po’ di sonno, mi sono avviata verso il mio B&B dove mi attendeva la mia ospite: Francesca.

Giunta a destinazione ho conosciuto finalmente la ragazza che gestisce questo posto che mi affascina subito per l’ordine e per la pulizia, ma anche per l’idea di “casa” che dà. Spesso cerco gli hotel per l’idea di “vizio” che ne deriva, ma questo posticino in zona Spinaceto mi ha fatto realmente sentire a casa mia e ammetto che ci tornerei al volo, se mai avessi bisogno di dormire per fatti miei e non presso amici e parenti.

Unico altro ospite, un ragazzino cinese che usciva dal paese per la prima volta: un misto tra un giovane world adaptive e uno totalmente disastroso e un po’ spaesato. Ma tanto, tanto dolce e ben educato.

E, a dispetto dell’ultima settimana faticosa ed emotivamente “piena”, la mia trasferta-lampo si è rivelata pregna di soddisfazioni e di distensione mentale!

Tanto distesa che sono crollata nel letto io, che spesso soffro di insonnia. L’apice del mio benessere.

Ma non sapevo cosa mi avrebbe aspettato l’indomani!