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Etichetta Europea sugli pneumatici

Il Parlamento Europeo e il Consiglio, il 25 novembre 2009 hanno emesso il regolamento (CE) N. 1222/2009 circa l’etichettatura – obbligatoria – degli pneumatici.

Tale regolamentazione inerisce non solo il consumo di carburante, ma evidenzia pure ulteriori parametri fondamentali di riferimento per comprenderne l’utilità. Tale disciplina mira a fornire al consumatore le nozioni di qualità, di efficienza e di sicurezza dello pneumatico.

Già dal 30 maggio 2012 è stata data facoltà, ai produttori, di apporre l’etichetta sulle gomme, ma è dal 1° Luglio dello stesso anno, che è scattato l’obbligo.

La dicitura di questa etichetta riporta tre valori: consumi (resistenza al rotolamento); aderenza su bagnato; rumore esterno da rotolamento (facendo un parallelismo, per comprendere meglio, si possono paragonare alla scala utilizzata per le classi di efficienza energetica, convenzionate per gli elettrodomestici).

L’acquirente che cerchi tutela ha diritto a essere informato in merito: il legislatore individua tre soggetti tenuti a farlo. I fornitori di pneumatici (fabbricanti o importatori in Europa); i distributori e i fornitori di pneumatici del veicolo e dei distributori.

Consumi (resistenza al rotolamento)

Questa voce prevede sette classi di riferimento, contrassegnate da altrettante lettere dell’alfabeto: dalla migliore (o più efficiente) indicata con la lettera A, alla peggiore (o meno efficiente) segnata con la lettera G.

Le resistenza al rotolamento è strettamente correlata al consumo di un veicolo: già la sola differenza tra prodotti di classi diverse (si supponga, ad esempio, A e G) consente un dispendio di carburante minore fino, addirittura,  a una percentuale pari al 7,5% (% che può incrementare notevolmente nel caso di mezzi pesanti).

Per resistenza al rotolamento si indica una forza che agisce in contrapposizione a quella di moto durante il rotolamento dello pneumatico. Tale forza induce la ruota a deformarsi a causa delle sollecitazioni derivanti dalla guida, dissipando energia. Ne consegue, appunto, uno spreco di carburante che può ben evitarsi con l’utilizzo di pneumatici più resistenti.

Aderenza su bagnato

Si definisce aderenza sul bagnato una la situazione limite, la più indicativa nella qualificazione di uno pneumatico come sicuro o meno; è diretta conseguenza della sue prestazione in frenata, in questo caso in termini di aderenza su superfici umide o non asciutte.

La differenza tra i prodotti è nuovamente individuata tramite la scala A – G: ogni lettera differenzia gli pneumatici, ognuno con un minor spazio di frenata in base alla tabella. Lo spazio può ridursi addirittura del 30% (si pensi a un veicolo che marcia agli 80 Km/h: la riduzione potrebbe verosimilmente essere di 18 metri in meno).

L’aderenza è sensibile non solo alla classe della gomma, però. Marca del mezzo o superficie stradale rappresentano ulteriori fattori decisamente importanti.

Rumore esterno da rotolamento

Il rumore esterno da rotolamento non è che quello avvertito all’esterno del mezzo e provocato dal rotolamento dello pneumatico. La scala di riferimento in questo caso, specifica i valori espressi in decibel: sono previste 3 classi in relazione al numero delle barre.

Tre barre determina il prodotto peggiore, non solo in assoluto, ma anche ben più rumoroso dei limiti europei imposti. Due barre per lo pneumatico di livello intermedio, la cui rumorosità è inferiore al limite di circa 3 db. Al di sotto dei 3 decibel la ruota si classifica tra i prodotti migliori.

 

La bontà di uno pneumatico non si evince solo dai tre indici testé menzionati, tuttavia questi rappresentano un inizio nella disciplina della materia, offrendo una solida garanzia per il consumatore. Questi, difatti, avrà di che pensare nell’acquisto, oltre al calssico “rapporto qualità/prezzo”.

Fallimento o successo

Errare humanum est. Perseverare autem diabolicum.

Ma fermiamoci un momento. A quell’attimo prima… Sbagliare.

Cosa significa, realmente, sbagliare?

Puoi immaginare l’imbarazzo quando uccisi il tizio sbagliato

– Joe Valachi

A prescindere da come il dizionario definisca questo verbo, l’atto di sbagliare è talmente personale da investire fortemente la psiche umana, talvolta devastandola.

C’è chi associa all’errore (ovvero al suo opposto, la perfezione) una mancanza (conferma) di stima – verso se stessi o verso il soggetto che lo commette – ma se pure i proverbi recitano che “sbagliando si impara”, da dove nasce tale senso di discredito?

La fenice risorge dalle proprie ceneri ed è ciò che capita più o meno a tutti, specialmente quando comprendiamo che il fallimento non è “personale”.

L’idea fallisce. Un progetto fallisce. Ma non la persona.

Questo concetto dilaga in alcuni paesi, però è ancora troppo di nicchia in Italia tant’è che se ne deve parlare sdoganandolo. Rendendolo umano e accessibile all’emotività di tutti.

Il che non si traduce in lassismo e permissivismo sfrenati.

L’errore, se dovuto a incuria, negligenza, imperizia può comportare anche conseguenze gravi ma come da titolo, è umano e se comunque c’è impegno e dedizione, non può ritenersi una “cosa brutta”.

Un buon leader sa come riprendere ma anche come spingere un collaboratore dopo uno sbaglio, senza colpevolizzarlo eccessivamente.

E come affrontarlo, invece, quando riguarda solo la propria persona o un proprio progetto?

Beh: c’è chi ha messo a disposizione la propria testimonianza durante un evento molto interessante che si è tenuto in Rimini, nell’agorà di Rimini Innovation Square.

“Il successo di un fallimento” sembra un ossimoro, ma è il titolo dato al pomeriggio trascorso pochi giorni fa.

Gianluca Metalli

La paternità di questa iniziativa si accredita a Gianluca Metalli: imprenditore riminese, vicepresidente del Gruppo Giovani Confindustria Romagna.

Mi corre l’obbligo di scambiare due chiacchiere con questo ragazzo giovane e così intraprendente, perché…

 

perché i miei successi li ho ottenuto così, facendo sempre tesoro degli errori… continuamente.

Sono imprenditore da 20 anni e son cresciuto a “sbagliando si impara”. Sin dalla mia prima impresa, non ho mai smesso di cercare e di trovare il meglio da ogni insuccesso, costruendo il me stesso di adesso grazie a tanti, tanti mattoncini chiamati “sbagli”. Ho personalmente cercato i relatori, coinvolgendoli, proprio perché credo in primis in questi argomenti, in questi approcci alla vita e al lavoro. Oltretutto, proprio durante la preparazione della “conferenza” – se così si può chiamare – ho conosciuto tanta gente che sta lavorando costruttivamente sul tema.

L’innovazione si fa rompendo le righe, facendo cose nuove e in maniera diversa, mettendosi in gioco e con umiltà, ascoltando tanto e provando sapendo già che non tutto andrà bene. In poche parole: think out of the box.

Dopo le dichiarazioni quasi emozionanti di Gianluca, si è proseguito con due ospiti davvero interessanti: Andrea Visconti e Francesca Corrado. Per sapere chi sono, basta aspettare poco…

 

E-mail marketing

E-mail marketing: solitamente identifica una forma di comunicazione di carattere commerciale, tesa a coinvolgere un  – determinato – gruppo di persone. “Spacchettando” il termine, “e-mail” rende ovvio quale, questo canale, sia.

Al contempo “marketing” non deve ingannare, lasciando intendere che attraverso l’email marketing non si “fa” solo pubblicità (o richieste o donazioni…), anzi: tra i suoi meriti anche l’alimentare la fiducia nel proprio brand.

Ergo, stando alla succitata definizione, ogni comunicazione e-mail inviata a nome di una azienda o organizzazione è e-mail marketing, che si serve di un servizio o un programma che prevede date e determinate funzionalità:

  • Double opt-in”: le Liste “Permission Based” che nascono in seguito alla sottoscrizione di moduli appositi;
  • Gestione Lista: la gestione del proprio database, adattando le eventuali informazioni per segmentare meglio i clienti di riferimento;
  • Contenuti Multimediali: audio, video et similia, a integrazione del testo;
  • Campagne: creare campagne per gestire grandi quantità di email in entrata e uscita;
  • Disiscrizione: è la possibilità accordata ai destinatari, come previsto per legge, di continuare ad aderire alla campagna di marketing in essere ovvero di cessare ogni forma di comunicazione;
  • Report: monitoraggio delle campagne, che consenta di comprenderne l’utilità reale e, eventualmente, se le email inviate vengano totalmente o parzialmente, lette o cestinate.

Le campagne di e-mail marketing non sono ovvie né banali; non è infrequente che il tutto si riduca a delle “mere” e talvolta “sciape” newsletter: per indolenza o per pura ignoranza sui metodi.

 

E-mail marketing come strategia

L’approccio della newsletter è vituperato, snobbato o mal sfruttato da molti sedicenti esperti o, comunque, operatori del settore; eppure, qualora utilizzata sapientemente garantisce sicuramente risultati e profitti.

Si tratta di uno strumento indispensabile per chi lavora nel web nonché, più in generale, per chiunque si occupi della comunicazione di un brand.

Alcuni sistemi di newsletter marketing oggi hanno snellito e ottimizzato la realizzazione delle email, che vengono realizzate ancora con l’utilizzo del codice html, ma anche con tool quali MailChimp, MailUp, SendBlaster, in grado di supportare l’operatore nella composizione di contenuti multimediali (immagini, audio, video) e di testo, semplicemente attraverso le tecnologie “visual” e “drag-n-drop.

 

Gli elementi chiave dell’e-mail marketing come strategia

L’email marketing è finalizzato alla “Lead Generation” che, come da parola stessa, significa “generazione di contatti”, seguita, a propria volta, dalla “Lead Nurturing”, ovverosia il trattamento degli stessi contatti.

Questo effetto a cascata si rivela indispensabile per la fidelizzazione del destinatario, proseguendo tale azione verso alte azioni quali:

  • Conversions” (le azioni che si vuole l’utente compia);
  • Profits” (i profitti che si vuole ricavare dall’intero processo strategico).

Alla base dell’email marketing c’è la strategia, mirata all’ottenimento di specifici obiettivi, da valutarsi in seguito mediante report dettagliati.

Un’ulteriore modalità per testare la campagna di email marketing, consta nell’utilizzo di tool di A/B testing: tale test prevede la composizione di più alternative, per esempio la versione della email A o B:è puramente un altro modus operandi mirato alla generazione di “conversioni”, tramite cui è possibile comprendere quale sia la via prescelta dall’utente finale.

Indubbiamente, primus inter pares tra gli strumenti a disposizione per ottenere dati verosimilisul funzionamento e sull’utilità delle email, è quello di Landing Page” ovverossia, de factoil passaggio successivo al click, da parte dell’utente, sul pulsante “Call To Action”.

La realizzazione di queste “pagine di atterraggio” avviene attraverso delle apposite piattaforme e segue le regole del Content Marketing,

il quale si prefigge di creare contenuti persuasivi atti a indurre l’utente alla “conversione” attraverso una o più “Call To Action”.

 

Celeste Priore + Valentina Bertelli

Informatica giuridica: Il Giano bifronte

Di questi tempi assistiamo ad una fase di informatizzazione e di digitalizzazione – quasi – globale.

Laddove per “globale”si intende mondiale (con i limiti fisici e culturali di cui siamo tutti a conoscenza) e capillare, in quanto penetrante nei vari ambiti della società.

Così, ad esempio, in cucina: siamo pieni di robot e ausili vari (si pensi al minipimer). Idem dicasi per l’ingegneria o per le telecomunicazioni…

Solitamente si tende ad associare l’informatica alle materie scientifiche e “pratiche”: questa breve considerazione mira, invece, a sfatare il mito che, tra questa e la giurisprudenza, non vi sia una compenetrazione forte tanto da renderle talvolta indivisibili.

Invisa ai più, tra i giuslavoristi, l’informatica fa, decisamente, parte di quella nuova e moderna branca della giurisprudenza.

Ma andiamo con ordine.

La Treccani dà una semplice, ma efficace, definizione di “informatica”:

“Il termine informatica deriva dalla crasi dell’espressione francese information automatique ed indica la gestione automatica di dati e di informazioni mediante calcolatore. Coniato nel 1962 da Philippe Dreyfus – docente dell’Università di Harvard, che nel 1950 utilizzò Mark I, il primo computer automatico – ha avuto una notevole diffusione in Italia nella seconda metà degli anni Sessanta. Oggi, il termine informatica ha assunto altresì il significato di disciplina scientifica e sta per scienza dell’uso dell’elaboratore elettronico (computer science). Alla sua base vi è la conversione in impulsi elettromagnetici, tramite un codice binario, di dati intelligibili all’uomo”.

Data questa brevissima infarinatura (l’argomento è di indubbia utilità ed interesse, che però non tratteremo approfonditamente in *questa* sezione, essendo essa dedicata al *legame* tra l’informatica ed il diritto), è ora necessario proseguire dipanando l’intenso e stretto rapporto tra la digitalizzazione e la guido sfera giuridica di una società.

Il concetto di informatica giuridica si articola in due diversi momenti: il diritto dell’informatica e l’informatica del diritto.

Come da parole del Prof. Sartor, un mio docente universitario (nel testo: “Corso d’informatica giuridica, Volume I, L’informatica giuridica e le tecnologie dell’informazione”, Giappichelli), si può pensare a questa sinergia come a due facce della stessa medaglia. Anzi, con una figura ancor più indicativa ed immediata, come a Giano bifronte.

Perché, ormai, c’è una interconnessione talmente stretta e inscindibile che l’unica alternativa è arrendervisi, accoglierla ed affrontarla!

Questo è uno dei propositi della sezione che state navigando, ovverosia introdurvi, con piccole pillole, ad un mondo che non solo spieghi cosa accomuni e leghi due discipline all’apparenza estranee ma anche come, le stesse, cooperino e collaborino o, da ultimo, come si tutelino l’un l’altra.

Dalla rivoluzione industriale a quella digitale

Come noto, nei secoli scorsi si è assistito ad una rivoluzione importante che ha letteralmente scosso la società dal suo torpore: si tratta della “Rivoluzione Industriale” nata nel Regno Unito e “deflagrata” ovunque.

Altrettanto ferocemente, e non necessariamente alla stessa velocità, il mondo odierno è stato “vittima” cosciente di un’ulteriore rivoluzione che ne ha cambiato non solo le sorti, ma anche l’approccio (agli altri, alla professione, allo sport…) e la gestione della vita quotidiana.

Trattasi, questa volta, di una “Rivoluzione Digitale o Informatica“.

Ciò che nella sezione “Legal” preme sottolineare è, anzitutto, che non questi articoli sono brevi saggi, non anche pareri o consulenze per i quali si rimanda ad altra sede.

Tornando “a bomba”, come suolsi dire, il diritto tocca l’informatica sia direttamente che indirettamente. Un esempio è, nel primo caso, la tutela (tra l’altro differenziata) di hardware e software. Nel secondo, invece, quell’aspetto emergente che prende il nome di e-commerce. Il commercio elettronico appartiene ad un’altra branca (l’economia), ma va comunque tutelato e disciplinato e, si ricordi, ancor più delle precedenti forme di commercio, quello online assume caratteri transnazionali, il che affatica un po’ il giurista che debba comprenderne le dinamiche ed interagirvi.

Le nuove tecnologie, come l’acqua, arrivano ed investono qualsiasi ambito: non solo e-commerce, ma anche e-governance, e-government, e-democracy… E pensare che, un tempo, sembrava futuristico l’uso della moneta quando ancora imperversava il baratto.

A proposito di moneta… lo sappiamo, sì, che al giorno d’oggi conta poco quanta “carta” si ha in banca a fronte dei dati che, la banca stessa, ha in merito?

Anzi: ancor più impressionante è quella nuova e strana forma di moneta che ha preso piede, con il nome di bit coin.

Questo, ancora una volta, sottolinea l’importanza di cogliere e percepire i cambiamenti e di aggiornarsi, se non in tempo reale, in fretta. Perlomeno nei propri ambiti di competenza.